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Obesità infantile: come prevenirla e favorire una sana alimentazione

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L’obesità infantile è uno dei problemi più rilevanti nelle società sviluppate. L’obesità può essere definita come un accumulo di tessuto adiposo in grado di aumentare consistentemente i rischi per la salute, tra cui malattie cardiovascolari, pressione alta, diabete e ipercolesterolemia; in età infantile questo è uno dei problemi più frequenti.

Come ogni patologia, l’obesità presenta dei problemi più o meno gravi che si ripercuotono sia sulla persona che sulla famiglia, e indirettamente sulla collettività. Da un punto di vista psicologico, l’obesità crea un disagio legato soprattutto all’autostima del bambino, che comincia ad assumere atteggiamenti di isolamento, modificazione del carattere e scarso impegno scolastico. Gli Stati Uniti sono uno dei luoghi al mondo ad avere il più alto numero di bambini e giovani adolescenti obesi. Qui circa il 15% dei bambini tra i 6 e i 11 anni è obeso, come lo è anche il 15,5% degli adolescenti tra i 12 e i 19 anni. L’Italia è tra i primi posti in Europa per numero di bambini obesi: si stima infatti che nel nostro paese circa il 20,9% dei bambini sia sovrappeso e che il 9,8% sia obeso. Tuttavia, dal 2008 ad oggi il numero dei bambini di 8-9 anni sovrappeso è diminuito, questo anche grazie all’incremento delle campagne di sensibilizzazione sulla buona alimentazione. Il fenomeno dell’obesità in età pediatrica è più marcato nelle regioni meridionali e in quelle centrali rispetto a quelle settentrionali.

Le cause dell’obesità sono tante e alcune differenti tra loro; alcune sono cause mediche, come il diabete infantile, ma la maggior parte sono legate ad una scorretta alimentazione e quindi attribuibili prevalentemente al comportamento dei genitori. Gli errori che generalmente commettono i genitori nella somministrazione del cibo ai figli sono vari. Il più comune, forse dovuto alla fretta o ai capricci del bambino, è la mancanza di una variazione delle pietanze presentate. Il risultato che si ottiene è che il bambino non impara a variare, si stanca di mangiare sempre le stesse cose, non mangia e si ritrova a nutrirsi fuori dai pasti in maniera disordinata e spesso di cibo spazzatura. Un altro errore abbastanza frequente che i genitori compiono è quello di lasciare che il bambino consumi bevande e cibi zuccherate in maniera disordinata, così come anche non favorire la buona abitudine della colazione nutriente al mattino. Negli ultimi anni anche l’attività sportiva ha lasciato troppo spazio alla tv che è diventata la protagonista del tempo libero dei bambini al ritorno da scuola.

Un rapporto OCSE 2010 ha rivelato come un approccio preventivo possa costituire un’ottima soluzione al problema dell’obesità: una prevenzione attiva e mirata rispetto alle singole fasce d’età potrebbe rappresentare un rimedio sia in termini di salute che in termini di costo sanitario. Quali sono i punti focali di un programma di prevenzione su larga scala?

  • È necessario correggere le abitudini quotidiane sbagliate fin da piccoli;
  • Occorre trasferire nei ragazzi i concetti di cibo sano e vita equilibrata;
  • È indispensabile diffondere l’idea che correggendo le abitudini sbagliate si permette ai ragazzi di crescere in maniera sana e consapevole.

In poche parole, occorre cominciare a cambiare la “cultura del cibo”. Ma poiché ancora risulta difficile pensare così in grande, si può cominciare ad affrontare il problema all’interno delle mura domestiche. La somministrazione di una semplice dieta al bambino, non si è rivelato un metodo sufficientemente efficace e a volte è addirittura controproducente. Occorre in questi casi cominciare un percorso comportamentale in cui il bambino non venga solo messo a dieta, ma cominci ad apprendere comportamenti finalizzati ad un corretto stile di vita, che gli consenta di perdere gradualmente peso. Attraverso una terapia di questo tipo, il bambino, oltre a dimagrire, ne trarrà benefici anche dal punto di vista psicologico in quanto, imparando ad autogestirsi, comincerà anche ad acquisire autostima.

Come si evince da una nota del ministero della Salute, risulta chiaro che “Gli stili di vita sono un determinante riconosciuto delle malattie croniche non trasmissibili ed hanno un forte impatto sulla salute. Attraverso Programmi (Guadagnare salute) e Piani nazionali (Piano Nazionale della Prevenzione) l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani, sviluppando con un approccio ‘intersettoriale’ interventi volti a modificare i comportamenti individuali non salutari e a creare condizioni ambientali che favoriscano corretti stili di vita. Sovrappeso ed obesità, in particolare per la diffusione tra i bambini, rappresentano una sfida rilevante per la sanità pubblica”.