Categoria: Criminologia

Criminologia clinica e investigazione. Il potere del linguaggio non verbale.

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Riprendendo la tematica di un recente articolo di Minerva Sapiens sulla criminologia, ci è sembrato opportuno approfondire uno degli aspetti più interessanti ed intriganti del lavoro di criminologo: lo studio del linguaggio non verbale.

Sappiamo bene quanto sia difficile nel corso di un interrogatorio far confessare la verità ad un indiziato, un criminale cerca quasi sempre di omettere dettagli che possano incriminarlo tentando di costruirsi un alibi che lo scagioni.

Vediamo come lo studio della comunicazione non verbale sia molto spesso la chiave di accesso principale alla natura segreta dell’animo umano.

Durante le perizie nel corso di un processo penale, il criminologo stabilisce l’imputabilità o meno di un soggetto facendo riferimento alle sue competenze di investigazione e di psicologia.

Il criminologo si relaziona con l’accusato tentando di acquisire informazioni aggiuntive utilizzando la comunicazione e il dialogo come strumenti principali per l’analisi. Egli gestisce strategicamente i suoi interventi durante l’interrogatorio tenendo sempre conto delle strategie messe in atto dall’accusato.

Le tecniche che solitamente si mettono in atto per sviare l’interlocutore dall’indagine sono la dissimulazione affettiva, la dissociazione, la dichiarata inconsapevolezza delle proprio azioni, il transfer delle emozioni e delle azioni su una terza persona.

Un occhio attento riesce a carpire queste tecniche attraverso i messaggi istintuali che si esprimono con i gesti e le espressioni facciali; dalla combinazione quindi di verbale e non verbale il criminologo arriva a stilare il suo profilo dell’accusato. In particolare, la fisiognomica cerca di individuare attraverso le caratteristiche somatiche e le espressioni del volto le tendenze psichiche di un individuo, mentre la mimica utilizza la dinamica del gesto.

Considerando che il 65% di quello che comunichiamo deriva dal non verbale con questi studi si cerca, quindi, di creare una classificazione per l’interpretazione della comunicazione gestuale ed espressiva alla scopo di trovare uno schema di riferimento sistematico per la semiologia della menzogna.

Colui che mente compie principalmente 3 atti:

– utilizza la fantasia per crearsi un alibi ed una storia convincente per l’interlocutore;

– presta attenzione a ciò che dice per evitare di contraddirsi e risultare incoerente;

– cerca di controllare le reazioni corporee per non far trapelare la sua menzogna.

Ecco alcuni tra gli “errori” che il criminale può commettere involontariamente durante l’uso delle sue strategie:

– discrepanza tra ciò che dice e ciò che fà: l’accusato, ad esempio, esprime verbalmente la sua innocenza ma nello stesso tempo si mostra ansioso, si tocca la faccia, muove nervosamente le mani e le gambe;

– si sfrega il naso: è stato dimostrato che chi dichiara il falso arriva a percepire del prurito sul naso che lo porta a grattarsi;

– batte le ciglia velocemente: gli stati d’ansia portano ad un incremento dei movimenti oculari e ad una intensificazione dello sbattimento delle ciglia;

– esprime disgusto anziché tristezza: gli assassini che mentono sollevano spesso il labbro superiore in segno di disgusto anche quando le espressioni verbali non sono legate a nessun contenuto specifico, probabilmente a causa della ripugnanza per l’omicidio perpetrato;

– rapidi sorrisi: l’accusato si fa sfuggire dei lievi ghighi che possono essere di nervosismo o piacere sadico;

– usa espressioni verbali di incertezza: “forse”, “può darsi” , “è possibile” , “più o meno”, sono frasi utilizzate da chi mente nell’obiettivo di temporeggiare e non rischiare di risultare incoerente rispetto alla storia costruita.

Durante gli interrogatori vengono utilizzati anche diversi strumenti computerizzati per valutare le risposte psicogalvaniche dell’individuo e scoprire attraverso palpitazioni, variazioni del ritmo respiratorio e pressione sanguigna le incongruenze in fase di deposizione.

Di seguito alcuni degli strumenti utilizzati:

– l’idrosismografo: rivela i cambiamenti della pressione arteriosa e del battito cardiaco ( se aumentano si è molto probabilmente di fronte ad una menzogna);

– la macchina della verità: registra cambiamenti come la frequenza respiratoria, la pressione, la sudorazione e il battito cardiaco;

– il facial action coding system: strumento che rivela i cambiamenti nelle espressioni e nella mimica in relazione alle contrazioni e distensioni involontarie dei muscoli del volto;

– il voice stress analyzer: identifica i cambiamenti del tono di voce laddove una maggiore tensione è associata a stress emotivo e probabile menzogna.

Un criminale quindi, mette in scena una recita, mente e tenta di coprire gli indizi che facciano risalire il crimine alla sua persona, ma il linguaggio del corpo non mente. Un buon criminologo deve avere le competenze per individuare le incongruenze e andare oltre le apparenze.

Se siete interessati a sapere di più sul linguaggio non verbale e sui modi per smascherare le menzogne in fase di interrogatorio Minerva Sapiens organizza un corso di Alta Formazione in Criminologia riconosciuto dalla Regione Lazio.

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