Un cavallo per amico

Un cavallo per amico

Fin dall’antichità l’uomo si è servito del cavallo per la caccia, la guerra e il lavoro nei campi. L’uso dei cavalli a scopo terapeutico è documentato dal medico greco Ippocrate di Kos già nel 400 a.C. per sconfiggere ansia e insonnia, ma è a partire dalla seconda metà del ‘900 che il cavallo inizia ad essere utilizzato in progetti di riabilitazione con bambini e adulti con deficit motori in Scandinavia, Francia e Inghilterra. Oggi questo animale intelligente viene impiegato per seguire le tecniche riabilitative di pazienti con disabilità gravi o con blocchi emotivi e relazionali. Sembra che i cavalli abbiano una vocazione sociale e stimolino le emozioni, mentre alcuni considerano il dondolio in sella il ricordo del grembo materno usato come potente antistress.

L’ippoterapia (cioè il mezzo terapeutico che nasce dall’interazione tra uomo e cavallo) si diversifica dalla riabilitazione equestre nella quale il cavallo viene considerato una macchina motoria che, grazie al suo andamento ritmico, favorisce gli adattamenti posturali del corpo o migliora i disturbi neuromotori. Tra i due si crea una connessione, attraverso la cura e la pulizia dell’animale, che permette di sviluppare competenze relazionali e di apportare molti benefici soprattutto a bambini  con sindrome ADHD o autismo oppure negli adulti affetti da schizofrenia, sclerosi multipla in età giovanile e Parkinson precoce. Tutto il processo è seguito da un team di specialisti (tra cui il veterinario, il conduttore dell’animale e un medico supportato da fisioterapisti, psicologi e neuropsichiatri) che vigilano sul buon andamento della terapia.

L’ippoterapia migliora le capacità cognitive dei bambini alla base della memoria, dell’apprendimento e del problem solving e produce dei benefici sulla qualità della vita, dell’equilibrio e della simmetria dei muscoli.

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Tra i principali benefici troviamo quelli:

  • cognitivosensoriali: la stimolazione cognitiva aumenta memoria, logica e capacità di concentrazione del paziente;
  • motori: favoriscono l’equilibrio, il tono muscolare, la coordinazione e la consapevolezza motoria del paziente;
  • psicologicocomportamentali: aumento dell’autostima e modelli comportamentali positivi che possono ridurre l’aggressività;
  • socioaffettivi: legame affettivo rassicurante e benefico che favorisce l’apertura verso il mondo esterno e la socialità.

Accarezzare, accudire e cavalcare un cavallo può, quindi, essere fonte di un profondo stato di benessere psicofisico favorito anche dal contesto demedicalizzato. L’ippoterapia o Terapia con il mezzo del cavallo (TMC) è stata introdotta in Italia nel 1975 dalla dottoressa belga Daniele Nicolas Citterio che ha contribuito alla diffusione dell’uso terapeutico del cavallo insieme all’Associazione Nazionale Italiana per la Riabilitazione Equestre.

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