Alzheimer, la malattia che ci ruba i ricordi

Alzheimer, la malattia che ci ruba i ricordi

Lo scopo della Settimana Mondiale del Cervello 2019 è aumentare la consapevolezza nella lotta a patologie come demenza senile, Alzheimer, Parkinson e ictus che colpiscono, solo in Italia, 5 milioni di persone. 

Viene chiamata “malattia delle quattro A” (amnesia, afasia, agnosia, aprassia) ed è la più comune forma di demenza diffusa tra la popolazione anziana over 65 (in Italia sono 600 mila). Il rischio di contrarre la malattia aumenta con l’età, ma potrebbe essere determinata anche da una predisposizione genetica e da un accumulo di fattori ambientali.

L’OMS descrive l’Alzheimer come una patologia neuro degenerativa progressiva in cui si vanno a compromettere le facoltà intellettive nel giro di otto/quindici anni dal momento di insorgenza dei primi sintomi. Il morbo di Alzheimer presenta forme di invecchiamento cerebrale caratterizzate da una perdita rilevante della memoria, deficit acustico, mancanza di informazioni, difficoltà nell’utilizzo del pensiero come strumento di previsione e ragionamento e di utilizzo del linguaggio con errori sintattici e grammaticali per comunicare creando notevoli problemi individuali e sociali. A causa dell’accumulo di placche delle proteine beta amiloide e Tau (che distruggono le connessioni fra le cellule nervose), assistiamo a un progressivo declino delle funzioni cognitive e mnemoniche della persona. L’Alzheimer provoca nel malato una crescente difficoltà nell’orientamento spazio temporale, un impoverimento del linguaggio, difficoltà nell’esprimere concetti e nelle relazioni, che causano dapprima imbarazzo, poi atteggiamenti ossessivi e aggressivi.

Attualmente esistono diversi farmaci che aiutano i soggetti malati di Alzheimer a migliorare i sintomi della demenza e rallentare il decorso della malattia, ma al momento non ci sono trattamenti in grado di fermare il danno cerebrale. La famiglia e il malato stesso hanno bisogno di assistenza e di educazione sul problema per poter far fronte alle crescenti difficoltà che una malattia del genere comporta.

Attenzione a questi segnali

Secondo i medici ci sono alcuni possibili campanelli d’allarme che, se riscontrati in una persona con un normale eloquio, possono essere spie dell’insorgere della malattia:

  • la comparsa di amnesie;
  • l’impossibilità nel portare a termine compiti semplici;
  • i disturbi del linguaggio;
  • la difficoltà di ragionamento;
  • il disorientamento nel tempo e nello spazio;
  • l’irritabilità e il delirio;
  • l’ansia e la depressione;
  • l’apatia e l’abulia.

Cosa c’entra la musica?

Ricordare e ricostruire una canzone in tutte le sue parti (ritmo, melodia e testo) è una tecnica musicoterapica ampiamente utilizzata con i malati d’Alzheimer e ha lo scopo di mantenere attiva la memoria, di accrescere la produzione linguistica e di tranquillizzare il malato. La tecnica principale da utilizzare è quella di proporre canzoni che il paziente conosce, che gli ricordano il suo passato e che sono collegate ad avvenimenti salienti della sua vita. Questo approccio può aiutare il malato a elaborare ricordi e impressioni, stati d’animo ed esperienze.

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