La lingua come veicolo di integrazione culturale

La lingua come veicolo di integrazione culturale

Oggi ricorre la Giornata Internazionale della Lingua Madre attraverso cui passano la comunicazione, l’identità, l’integrazione sociale e l’istruzione di tutti i popoli. 

Recentemente il linguista e accademico della Crusca Luca Serianni si è espresso a favore di un museo della lingua italiana, che sia anche multimediale e diffuso in varie città d’Italia. Un patrimonio condiviso che, sovrapposto alle molte varietà di dialetti che attraversano la Penisola, porta con sé tradizioni, cultura e storia. Il processo di apprendimento scolastico risulta ancora più difficile per chi non è un parlante nativo (L1) della lingua in cui si impara.

Gli alunni non italofoni sia stranieri che quelli della “seconda generazione”, nati cioè in Italia da genitori stranieri, raggiungono minori successi scolastici a causa della difficoltà d’apprendimento. Secondo i dati forniti dal MIUR per l’anno scolastico 2016/2017 gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 826.091 pari a circa il 9,4 % e oggi questo fenomeno è in costante aumento. I principali paesi di immigrazione sono la Romania, l’Albania, il Marocco, la Cina, le Filippine e l’India e la regione italiana che ne ospita il maggior numero è la Lombardia seguita da Emilia-Romagna e Veneto.

La scuola dell’infanzia è quella che ne ospita di più ed è dai banchi di scuola che deve partire l’educazione verso una società più inclusiva. Questa realtà fa dell’insegnante un agente attivo e primario nel porre al centro i bisogni educativi degli studenti. Uno degli elementi principali che influenza il modo in cui verrà vissuto e rielaborato il percorso migratorio è l’età, che può facilitare bambini e adulti e svantaggiare adolescenti e pre-adolescenti. L’arrivo in un posto sconosciuto, una lingua nuova e la perdita di legami sociali influiscono sulla costruzione dell’identità e della personalità di ciascuno di noi.

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Alcuni degli elementi che possono fare la differenza nei ragazzi non italofoni sono:

  • anni di permanenza in Italia;
  • scuola frequentata e per quanto tempo;
  • intelligenza non verbale;
  • lingua usata a casa;
  • ampiezza del vocabolario.

Gli alunni non italofoni si distinguono dal gruppo dei parlanti nativi italiani solo per le prove di lettura e per l’aspetto linguistico; l’esposizione all’italiano di questi studenti è limitato spesso al contesto scolastico non facilitando così l’acquisizione del vocabolario e l’esercizio della scrittura (grafia, ortografia, sintassi). L’insegnamento della lingua italiana risulta fondamentale sia per l’apprendimento di abilità scolastiche sia delle competenze sociali per favorire il processo di integrazione nella società. Costruire integrazione significa promuovere una didattica inclusiva che rinforzi una scuola plurale e multiculturale.

I bilingue: quali vantaggi?

I bambini che crescono in un contesto bilingue impiegano un po’ di tempo in più per parlare perché esposti a due registri diversi. Questi, essendo abituati a passare velocemente da un compito all’altro, sono più allenati a usare funzioni esecutive e il loro cervello si ottimizza durante la crescita. Secondo alcuni studi la conoscenza delle lingue aiuterebbe il cervello a non invecchiare rallentando il declino cognitivo e porterebbe le persone ad avere maggiore successo nella vita lavorativa.

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