Buona Scuola: il governo prepara la riforma del sostegno

insegnanti di sostegnoIl “progetto di vita” a cui partecipa tutto il complesso scolastico.

 La Buona Scuola, una delle più importanti riforme del governo Renzi, prevede un piano di cambiamenti ad hoc anche per quel che concerne il mondo degli insegnanti di sostegno. Meno burocrazia e docenti più preparati sono le principali direttrici su cui nei mesi scorsi stava lavorando il governo. Il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ha affermato che la riforma sarà pronta e applicabile in tempi molto brevi e la riassume in questo modo: “Semplificazione, continuità, maggiore formazione e specializzazione per andare incontro alle esigenze reali degli alunni, costruzione di un progetto di vita che vada oltre la scuola e un’inclusione che è responsabilità di tutta la comunità”.

Al Miur il temine “sostegno” è stato sostituito con quello di “inclusione” e l’intervento sugli alunni disabili viene definito “Progetto di vita” in cui vengono coinvolti attivamente anche studenti normodotati, insegnanti, istituzioni e famiglie. Rispetto al passato, le componenti coinvolte dovranno predisporre il progetto del disabile, quantificando e razionalizzando le risorse che si renderanno indispensabili, soprattutto rispetto alla quantificazione delle ore di sostegno necessarie. Così, ogni alunno disabile dovrà essere valutato a seconda di quanto abbia bisogno in concreto: un ragazzo in carrozzina, ad esempio, ha bisogno di una figura che lo aiuti a conseguire l’autonomia, ma ha soprattutto bisogno di spazi architettonici privi di barriere. Questo, ovviamente, non riguarda l’alunno con disabilità cognitive, che, al contrario, necessiterà maggiormente di un docente preparato al suo fianco.Corso AEC

 

La formazione degli insegnanti è uno dei principali punti su cui si fonda la riforma del sostegno. In primo luogo, il sostegno sarà ordinato in quattro ruoli (scuola dell’infanzia, primaria, medie e superiori) e i docenti di sostegno dovranno permanere nel loro ruolo per un periodo medio-lungo prima di poter accedere all’insegnamento comune. Questo eviterà che il sostegno diventi un modo facile di acquisire crediti per passare all’insegnamento comune. Cambia anche il numero di crediti per accedere al sostegno: mentre ora bastano 60 crediti pari ad un anno di specializzazione, con la riforma dovranno essere conseguiti 120 crediti universitari relativi all’inclusione scolastica, a prescindere dal ruolo. L’assegnazione degli insegnanti di sostegno rimane compito dello Stato, che si occuperà anche dell’assegnazione del personale Ata per l’assistenza igienica, una competenza che al momento è nelle mani degli enti locali. Questi ultimi continueranno ad occuparsi della gestione del trasporto e dell’assistenza per l’autonomia e la comunicazione, attraverso la predisposizione specifica e ben organizzata di mezzi adeguati.

La delega affidata al Governo relativa alla formazione dei docenti di sostegno, ha sollevato un ampio dibattito, a cui sono intervenute le principali associazioni dedicate ai ragazzi disabili, prime tra tutti la FISH e la FAND, che hanno avanzato una loro proposta per la nuova figura del docente di sostegno. Così, un centinaio tra studiosi, esperti e docenti hanno deciso di stilare un documento in dieci punti da presentare al Miur; si tratta di dieci proposte che spaziano dall’edilizia all’assistenza, dalla formazione alla tecnologia. In sintesi, le rispettive proposte riguardano:

  1.  la formazione iniziale dei docenti e quella in itinere; oltre ad aumentare il numero dei crediti formativi, occorre procedere con un’analisi preliminare dei bisogni educativi su cui poi stabilire le linee guida per la formazione.
  2. I centri territoriali di supporto. Il monitoraggio costante dei Cts e dei Cti è fondamentale affinché il processo di inclusione degli studenti con disabilità progredisca.
  3. La tecnologia. È indispensabile che gli insegnanti di sostegno conoscano le nuove tecnologie e i diversi formati più adatti all’apprendimento dei ragazzi disabili, per questo è necessario che conseguano una patente informatica adeguata.
  4. La cattedra mista. L’insegnante di sostegno deve poter avere accesso anche alle cattedre comuni.
  5. Assistenza specialistica. Occorre “disciplinare, dal punto di vista giuridico, la posizione degli assistenti specialistici, assicurando, offerte formative adeguate e stabilizzando il personale”.
  6. Docente ospedaliero. Si propone di eliminare la differenza tra docente e docente ospedaliero, anche se quest’ultimo deve possedere una formazione adeguata e aggiornata.
  7. Edilizia scolastica. È necessario l’abbattimento delle barriere architettoniche in tutti i complessi scolastici sul territorio italiano.
  8. Comunicazione tra docenti curricolari e di sostegno. Le due figure devono essere in grado di comunicare in qualsiasi occasione che riguardi la formazione dello studente.
  9. Sistematicità degli interventi. La riforma deve dare vita ad interventi monitorabili e capillari.

Il documento complessivo che contiene tutti questi punti sarà consegnato al Miur come proposta ufficiale di docenti, formatori ed esperti del settore, “affinché – concludono i promotori – la legge di prossima emanazione non perda l’occasione per rinnovare veramente la scuola, mettendo al centro l’inclusione”.CAAhttp://www.minervasapiens.it/site/comunicazione-aumentativa-e-alternativa/

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