Scuola: le facili diagnosi di DSA sono più nocive che utili

DSA

Dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia, in Italia gli alunni a cui è stato diagnosticato un disturbo specifico dell’apprendimento sono circa 187 mila, ovvero il 2,1% degli studenti totali. Negli ultimi anni questo numero è andato sensibilmente aumentato, soprattutto a causa dell’esistenza di una legge, in vigore dal 2010. Questi numeri rappresentano un campanello di allarme e sicuramente destano stupore, ma, in certi casi anche una buona dose di sospetto.

L’ANPE, Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, mette in guardia da questa eccessiva medicalizzazione dei contesti formativi ed educativi in atto negli ultimi anni nelle scuole italiane.  Il Presidente dell’ANPE, Luisa Piarulli, alla domanda del perché ci siano attualmente così tanti casi di ragazzi con DSA, ha così affermato: “Dinanzi a certe evidenze ci è parso doveroso fermarci a riflettere su dati che sono inequivocabilmente preoccupanti, almeno per chi si occupa di Educazione. Riteniamo anche che sia una questione etica se si pensa alla confusione e talvolta alla superficialità con cui si affronta la questione, dove a perderci sono solo i bambini, ai quali si rischia di non garantire il diritto costituzionale all’istruzione e all’educazione. C’è bisogno di pedagogia”.

Secondo altri specialisti ci sarebbe anche bisogno di una formazione mirata degli insegnanti e di strategie didattiche all’altezza della situazione. Quello che fino adesso è stato attuato in Italia per aiutare i ragazzi con DSA non è stato sufficiente; i piani didattici personalizzati, gli strumenti compensativi come la calcolatrice o programmi di videoscrittura, le forme di verifica personalizzate non si sono rivelati abbastanza efficaci a causa di un utilizzo spesso non adeguato ai singoli casi. La tecnologia è uno strumento validissimo, qualora però venga utilizzata come supporto di una solida strategia. In che modo si può comportare la scuola a fronte di tutto questo? Le scuole sono, innanzitutto,  chiamate a rispondere adeguando il metodo didattico; il problema è che non sempre riescono a farlo in maniera autonoma, dal momento che c’è carenza di personale, attrezzature e di finanziamenti.

Operatore Educativo

Secondo quanto previsto dalla legge 170, gli impegni che la scuola deve prendere sono: la redazione di un Piano didattico personalizzato per ogni alunno DSA, l’individuazione di misure dispensative e di strumenti compensativi. Tuttavia, come si è detto in precedenza, per ciascuna di queste azioni sono necessarie risorse: formazione appropriata dei docenti, tempo in più che gli insegnanti devono dedicare agli incontri con le famiglie e gli specialisti, riflessione collegiale per redigere un Piano personalizzato che non sia solo un pezzo di carta, ideazione di una didattica alternativa a quella tradizionale, attrezzature tecnologiche a scuola e a casa. Tutti questi passaggi, in una scuola vessata continuamente dai tagli economici, non sono certo realizzabili al cento per cento. Quello che purtroppo spesso si viene a creare è che, un po’ per la mancanza di formazione dei docenti, un po’ per la difficoltà di dover gestire classi di 30 alunni, gli insegnanti segnalano ai genitori casi di DSA anche quando si tratta di falsi positivi, che magari potrebbero essere facilmente supportati in modi differenti.

Corso FAD: Assistente Educativo Culturale (I parte I lezione sulla Diagnosi dei principali disturbi del neurosviluppo)

Viste tutte le difficoltà che il personale scolastico è costretto ogni giorno ad affrontare, servirebbe un intervento centrale dello Stato italiano, ovvero un sistema sanitario che risponda in tempi ragionevoli alle richieste delle famiglie e dei bambini e che senza dubbio ridurrebbe il fenomeno delle diagnosi facili a pagamento.

Ma servirebbe aiuto concreto alle scuole, in termini di risorse e personale; occorrerebbe far capire al Ministero che non si può pensare di avere delle diagnosi di DSA corrette e a costo zero, confidando soltanto nel buon senso degli insegnanti. Sarebbe opportuno che lo Stato intervenga per mezzo di specialisti e di visite ad hoc.

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