L’utilizzo della Lis per la riabilitazione di bambini affetti da autismo

Gehrlose Frau kommuniziert in GebrdenspracheUno degli aspetti più evidenti negli individui affetti da autismo è generalmente la disfunzione comunicativa, verbale e non verbale, che consiste in un ritardo, o in alcuni casi nella totale assenza, dell’acquisizione del linguaggio. Approssimativamente, il 50% dei bambini autistici rimarrà muto anche in età adulta.

Diversi studi ed esperienze hanno dimostrato che spesso interventi precoci basati su istruzioni vocali possono non bastare in quanto molti bambini continuano a fallire nell’uso della lingua. Per questo  vengono utilizzate di norma due tecniche di intervento che possono aiutare i bambini ad avviare una comunicazione non verbale. Si tratta della lingua dei segni e dei PECS, metodi che entrano a far parte della cosiddetta Comunicazione Aumentativa Alternativa. Nonostante non ci siano ancora studi scientificamente dimostrati, diversi casi hanno dimostrato come il linguaggio dei segni rappresenti  per i bambini autistici un aiuto concreto ad esprimersi. Anche l’uso del PECS, ovvero lo scambio delle parole con le immagini, riporta risultati significativi per la comunicazione: il bambino impara ad utilizzare le immagini in modo indipendente e apprende la lingua in maniera diversa. La Lis è una modalità comunicativa molto particolare, dal momento che utilizza canali completamente diversi rispetto alla lingua parlata. Si usano le mani per parlare e gli occhi per ascoltare. Viene da sempre considerata una lingua naturale, dal momento che utilizza quei canali comunicativi citati in maniera integra. Inoltre possiede delle qualità innegabili: può sottostare a specifiche regole grammaticali e viene utilizzata in tutto il mondo (non è una lingua universale, ma differisce da paese a paese). Questi strumenti di comunicazione risultano efficaci nei casi di bambini autistici per le caratteristiche stesse legate all’autismo. Una caratteristica peculiare delle persone autistiche è infatti quella di “pensare per immagini”: la loro mente agisce come un immenso archivio di immagini alle quali vengono associati pensieri astratti che non sono in grado di elaborare con un linguaggio standard.

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Luisa Gibellini, logopedista che questi anni sta sperimentando attraverso i simboli anche la possibilità di intervenire attraverso il linguaggio dei segni in casi di bambini con disabilità della comunicazione, ha affermato: “La Lingua Italiana dei Segni facilita la comprensione da parte di questi bambini, che troppo spesso erroneamente si pensa che capiscano tutto. Inoltre, la LIS favorisce la produzione di linguaggio con un input che rispetta le potenzialità del bambino, aumentando la capacità di comunicazione in un primo momento in maniera sostitutiva della produzione di parole e costituendo successivamente per alcuni un ponte verso la lingua vocale”.

In un  primo momento può sembrare un’impresa ardua l’insegnamento del linguaggio dei segni ai piccoli, in quanto occorre far apprendere al bambino la relazione del segno con un oggetto o con un’azione, ma, una volta appresi i segni, i progressi procedono in maniera abbastanza spedita. I segni si rivelano un grande aiuto in quanto possono essere utilizzati in qualsiasi momento e in qualunque contesto, e, soprattutto, sono in grado di esprimere i bisogni del bambino in maniera sorprendentemente immediata. Tuttavia, come in tutti i campi educativi, non basta che si conoscano solo i rudimenti del linguaggio dei segni. Per ottenere dei risultati concreti è necessario che il bambino intraprenda un percorso specifico insieme ad uno specialista del settore, che può rivelarsi una risorsa fondamentale anche per il genitore. Come ha sottolineato Alessia Pallavicino, psicologa e psicoterapeuta dell’ISSR (Istituto Statale Sordi di Roma): “Nelle persone con autismo i segni sono in grado di sfruttare la potente risorsa delle abilità visive, aprendo un canale di comunicazione che riduce l’isolamento dei bambini e apre anche alla possibilità di produzione verbale“.

Uno dei motivi per cui attualmente viene preferita la LIS rispetto ai PECS risiede principalmente nella scarsa praticità d’uso di questi nei vari ambienti educativi. I genitori giudicavano, e giudicano a tutt’oggi, i PECS non pratici: le figure all’interno del quaderno diventano molte ed è necessario portare con sè il quaderno che contiene le foto in ogni occasione. Sebbene oggi esistano nuove tecnologie (smartphone e tablet) e nuovi software molto pratici che possono rendere più agevole l’utilizzo dei PECS, i segni risultano strumento più comodo, in quanto le mani sono sempre disponibili. Nonostante le differenze tra i metodi, ciò che risulta chiaro è che sia necessario sviluppare l’attività comunicativa del bambino autistico attraverso immagini e segni, e che ci si debba affidare a competenze tecniche acquisite in anni di studio e di esperienza di personale specializzato.

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