Riforma della “buona scuola”: si farà il Referendum?

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Secondo il personale scolastico sono quattro le norme del DDL da abrogare.

Il 13 marzo scorso si è tenuta a Roma la prima assemblea nazionale per i referendum sociali. Tra i vari temi discussi, alcuni hanno avuto una risonanza più grande di altri come, ad esempio, quello delle trivelle e il relativo referendum abrogativo. Pochi giorni dopo sono stati presentati in Cassazione i quattro quesiti principali scaturiti dal dibattito dell’assemblea, a cui hanno partecipato attivisti di tutta Italia, uniti da idee comuni di cambiamento della società. I quattro quesiti depositati riguardano: le trivelle, la scuola, gli inceneritori e la gestione pubblica dell’acqua. I primi di aprile è cominciata la raccolta firme in piazza e i comitati promotori rappresentano decine di organizzazioni tra movimenti, associazioni e sindacati, tra cui anche la CGIL.

La “Buona Scuola” ha compiuto un anno pochi giorni fa. Era il 13 luglio del 2015 quando veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’unico articolo composto da 212 commi.

Per la prima volta dopo anni la scuola entrava a far parte della priorità dell’agenda politica del governo, in primis del premier. L’impegno del Ministero dell’istruzione in particolare su alcuni temi è stato molto grande. Si è deciso di allocare una parte delle risorse a favore del digitale, attraverso un piano d’investimento con dei tempi da rispettare, c’è l’idea di trasformare le aule in ambienti digitali e la concreta azione di cablare con la rete wi-fi il 90% delle scuole entro il 2018. Un’attenzione maggiore è stata riservata, inoltre, all’edilizia scolastica, con piani di intervento mirato a lungo termine.

Nonostante queste note positive, la “Buona Scuola” però, ha ricevuto delle critiche anche molto aspre, provenienti soprattutto da chi la scuola la vive tutti i giorni.Grundschüler auf Flur

 

Quali sono i punti controversi intorno a cui ruota il dibattito intorno alla Buona Scuola renziana?

Il personale scolastico è in forte disaccordo principalmente su alcune novità introdotte dal Ddl, tra cui la chiamata diretta, gli albi territoriali, il bonus per i docenti meritevoli, tutti provvedimenti che, a detta di molti esponenti del mondo della scuola, presenterebbero vizi palesi di incostituzionalità. I Referendum sulla scuola sono relativi all’abrogazione di alcune norme contenute nella legge 107 del 2015.

Il referendum prevede l’abrogazione di alcune norme della legge 107 del 2015 sulla scuola perché vengano cancellate alcune parti fondamentali di essa: gli ampi poteri concessi ai dirigenti scolastici, il cosiddetto bonus scuola per le private (in palese contraddizione con quanto recita la Costituzione), l’istituzione dei Comitati di valutazione e l’obbligatorietà delle ore di alternanza scuola-lavoro.

Il 30 giugno si è raggiunto un totale di 2 milioni di firme. Ma non basta. I sostenitori dei 4 quesiti abrogativi hanno deciso di posticipare di qualche giorno la decisione sulla consegna delle firme in Cassazione, inizialmente prevista per martedì 5 luglio. Uno dei rappresentati del Comitato spiega: «La soglia minima di 500.000 firme a quesito non garantisce margini di sicurezza: una parte dei moduli arrivati al comitato nazionale infatti presenta degli errori formali, quali la non certificazione o la mancata autenticazione». Il rischio è che non tutte le firme siano valide e che quindi venga vanificato il grande lavoro fatto finora.

Le firme, più 2 milioni, sono state così depositate il 7 luglio, in attesa di una risposta decisiva da parte della Cassazione che dovrà passare al vaglio la correttezza delle firme per poi indire il referendum.Operatore-educativo_blog

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