Storia dell’integrazione scolastica: dalle scuole speciali ai piani formativi individualizzati

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Fonte: http://www.museotorino.it

L’inserimento scolastico del bambino o del ragazzo disabile è stato caratterizzato, fino alla fine degli anni ’60, da un intervento basato su un approccio prevalentemente medico, che si traduceva con forme di emarginazione e di discriminazione che si andava a riversare sulla vita sociale dell’alunno stesso. Erano sorte nel nostro paese delle scuole “speciali”, finalizzate solo all’educazione di persone con disabilità, che agivano al fine di “correggere” il difetto del singolo, senza considerare gli aspetti personali del bambino, il suo bisogno di socialità e di dialogare con i suoi coetanei.

Alla fine degli anni ’60, con il cambiamento della società e dei suoi valori e con l’acquisizione di alcuni di quelli che sono i principali diritti umani, anche l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole cambia radicalmente le sue politiche di intervento. L’art. 28 della legge 118/71 apre le porte ai disabili della scuola per “tutti”: “L’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della Scuola Pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi.” Questa legge ha sancito formalmente:

– il diritto all’integrazione scolastica nelle classi normali da parte degli alunni con disabilità, in conformità con gli artt. 34, 37 e 38 della Costituzione italiana.
– la realizzazione del trasporto scolastico a carico del Comune e l’eliminazione delle barriere architettoniche per l’accesso all’edificio scolastico.

Ma è nel 1977 che viene ufficialmente reso effettivo il principio di integrazione scolastica degli alunni disabili in classi aperte.  Sia nella scuola elementare che nella scuola media inferiore, nelle classi che accolgono bambini con disturbi specifici, devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno, in base alle relative competenze dello Stato e della ASL.

Nel 1992 si giunge ad una legge quadro, organica, che riordina tutti gli ordinamenti degli anni precedenti. Questa legge è infatti importante perché non si concentra più solo sul concetto di assistenza, ma mette in luce anche aspetti come l’integrazione e i diritti del ragazzo disabile, precedentemente poco tenuti in considerazione. La legge specifica che  è necessario considerare la diversità come valore e rendere ciascun soggetto con disabilità protagonista della propria vita, in ogni suo aspetto. Occorre che la scuola sia artefice, insieme alla famiglia, dell’inserimento del ragazzo disabile nella società, che ne vengano stimolate le capacità, le abilità e il dinamismo delle potenzialità, in vista della costruzione di un progetto di vita.

Valorizzare la diversità in un’ottica di inclusione sociale significa elaborare e mettere in pratica programmi specifici che aiutino il bambino o il ragazzo con disabilità a non sentirsi isolato rispetto al resto della classe. Ciò significa elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con esigenze speciali, anche attraverso la redazione di un Piano Didattico Personalizzato, che serva come strumento di lavoro in itinere per gli insegnanti ed abbia la funzione di documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate. Obiettivi e percorsi vanno periodicamente e congiuntamente valutati, per la riabilitazione, l’inserimento scolastico e l’inserimento sociale.

Già dagli anni ’70 nelle classi aperte è previsto l’intervento della figura dell’insegnante di sostegno. L’insegnante è un docente specializzato, previsto dalla Legge 517/77, che viene assegnato, alla classe in cui è inserito l’alunno con disabilità; egli, con il supporto anche degli altri docenti, realizza interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. L’insegnante di sostegno collabora con i colleghi nell’impostazione e realizzazione del progetto educativo-didattico riferito all’alunno e predispone i relativi percorsi e strumenti.
È previsto che svolga compiti di collaborazione con le famiglie e le strutture sanitarie del territorio.Lehrer hilft in der Grundschule

Dal secolo scorso nelle scuole la situazione è molto cambiata. È cambiato il modo di concepire la disabilità, non più come sola forma di ostacolo alla vita quotidiana, ma soprattutto come risorsa inesplorata. Questo almeno, in teoria. Molti passi avanti sono stati compiuti, ma ancora c’è tanto da fare e la scuola stessa dovrebbe impegnarsi da questo punto di vista, puntando, ad esempio, alla valorizzazione della figura dell’insegnante di sostegno e sostenendo programmi specifici e completi che diano i giusti strumenti affinché lo studente con disabilità possa affrontare con meno difficoltà la propria vita.

aec

 

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