La Terapia della Bambola per cura­re i sintomi della demenza senile

Terapia-della-bambola-una-terapia-non-farmacologica-per-la-demenza-3
Fonte: Wikipedia Library

 

 

 

 

 

 

Le terapie non farmacologiche sono sempre più rilevanti nella vita degli anziani.

Negli ultimi decenni, in tutto il mondo, si è verificato, anche gra­zie alle scoperte scientifiche, un allungamento sempre più sensibile dell’età media della vita delle persone. Così come sono aumentate le aspettative di vita, sono anche aumenta­ti i disagi e le possibili cause di disabilità che la vecchiaia porta con sé. Decadimento fisico, psichico e cognitivo sono problemi che sempre di più la popolazione è tenuta ad affrontare. Tra le cause di disabilità si annovera un espo­nenziale aumento di patologie invalidanti a carattere progras­sivo, come le demenze: tra le più comuni, l’Alzheimer e la demenza vascolare. Ciò che accomuna questo particolare tipo di demenze è la progres­siva perdita di lucidità e, con il tempo, di una totale perdita nell’autonomia delle attività quotidiane e dell’aumento dei disturbi comportamentali.

Per molti versi, l’aumento delle demenze senili ha colto impre­parati un po’ tutti, sia le fami­glie che devono sempre più im­parare a convivere con parenti affetti da questo disturbo, sia le strutture sanitarie che hanno riscon­trato scarsi risul­tati dalle terapie farmacologiche. Proprio a causa della vastità del problema e dallo scarso apporto dei farmaci, i servizi attivi sul territorio si trovano a richiedere sempre di più l’at­tuazione di progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici. Le te­rapie non farmacologiche agi­scono prevalentemente sulla sfera comportamentale del pa­ziente. Uno di questi interventi è la cosiddetta “Doll Therapy”, o “Terapia della Bambola”. Grazie alle sue caratteristi­che particolari, dimensioni, distribuzione del peso, for­ma del viso e posizione delle braccia, la bambola favorisce l’accudimento attivo da parte dell’anziano con grave decadimento cognitivo, diventando uno strumen­to utile per far fronte ad alcune situa­zione pratiche che possono presentarsi durante il decorso della malat­tia.paziente fragile

Questo tipo di terapia prevede la possibilità per il paziente di esternare le proprie emozioni e ricevere stimoli per la rela­zione interpersonale, attraver­so il rapporto con la bambola. La bambola terapeutica nasce in Svezia alla fine degli anni ‘90. La sua ideatrice, Britt Ma­rie Egedius Jakobsson, psico­terapeuta, la pensa e la realizza per il suo bambino autistico.

Da allora e sempre più, in Eu­ropa, questo tipo di bambola diventa un metodo integrativo alla cura della demenza.

Dai risultati si è potuto nota­re come l’applicazione della terapia della bambola abbia promosso e migliorato la di­mensione affettiva del malato, ‘90. La sua ideatrice, Britt Ma­rie Egedius Jakobsson, psico­terapeuta, la pensa e la realizza per il suo bambino autistico.

Da allora e sempre più, in Eu­ropa, questo tipo di bambola diventa un metodo integrativo alla cura della demenza.

Dai risultati si è potuto nota­re come l’applicazione della terapia della bambola abbia promosso e migliorato la di­mensione affettiva del malato, sia riuscita a tenere a bada sin­tomi quali ansia e agitazione ed abbia promosso significativi miglioramenti in tutto ciò che riguarda la sfera relaziona­le del paziente con il mondo circostante. È stato dimostrato come, dopo l’introduzione della bambola nella vita del pazien­te, si sia verificato un aumento dei comportamenti positivi ed una diminuzione di quel­li negativi, come i fenomeni aggressivi. Questo approccio di cura, inoltre, consente di creare un contesto per rispon­dere ad alcuni bisogni univer­sali privi di limiti di età, quali quello di sentirsi utili e capaci di svolgere ancora delle attività quotidiane, di dare affetto e di prendersi cura di qualcuno, ma anche di esprimere emozioni primordiali e naturali.

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