Ddl Iori-Binetti: come cambia la professione di educatore

Beautiful female teacher smiling to her multi ethnic elementary classroom.

Una nuova legge ridisegna i tratti di una figura che nel tempo ha acquisito sempre più rilevanza nel panorama educativo ed assistenziale italiano.

Da anni ormai viene denunciata dai laure­ati di scienze dell’e­ducazione e della formazione la situazione di grave confu­sione che ruota intorno alla professione di educatore pro­fessionale. Questa confusione ormai insostenibile ha gene­rato molte irregolarità su chi effettivamente debba ricoprire la qualifica di educatore e ha dato vita anche a fenomeni di abusivismo della professione.

Circa un mese fa Vanna Iori, deputata del PD, ha comuni­cato attraverso il suo sito che è pronta una nuova legge per gli educatori e i pedagogisti. Tale legge è contestualizzabile soprattutto in riferimento agli ultimi diversi fatti di cronaca raccontati dai media, raccon­ti terribili, in cui bambini e anziani vengono maltrattati da personale della scuola e delle case di cura. Questi recenti fatti hanno indotto a pensare che una maggiore formazione professionale possa aiutare a ridurre questi spiacevoli avvenimenti di cronaca. Ma al di là di questi fatti, il loro ruolo fondamentale nell’am­bito sociosanitario o a scuola viene per lo più sottovalutato. E, paradossalmente, anche il percorso formativo così come gli ambiti professionali in cui l’educatore e il pedagogista possono operare sono tutt’altro che definiti.

In Italia, infatti, la figura dell’educatore vie­ne ricollegata, nella migliore delle ipotesi, all’infanzia e all’attività dei bambini, anche se i professionisti del settore sono oggi all’incirca 100 mila. Il loro lavoro non può essere ricollegato solo agli asili nido, perché il loro servizio viene svolto presso case famiglia, carceri e nei centri di assisten­za, entrando così in contatto con bambini, anziani, adulti, disabili, tossicodipendenti e stranieri. In cosa consiste la legge? Il testo è frutto della fusione di due proposte di legge, la n. 2656 con prima firmataria Vanna Iori (Pd) e la n. 3247 targata Paola Binetti (Ap), leggi che hanno l’obietti­vo di “ridare dignità umana e professionale a questo mestie­re”, attraverso la definizione di titoli necessari per esercitare funzioni e ambiti professiona­li. Il quadro di riferimento è il livello di conoscenze stabilite dal Qeq, quadro europeo delle qualificazioni professionali.

In primo luogo, per esercitare la professione, sarà obbligatorio conseguire la laurea. Non sono pochi, però, i professionisti che svolgono da decenni questa professione senza avere una laurea e che quindi temono di perdere il lavoro che da anni svolgono con grande impegno. Per loro sono “previste norme transitorie che consentono con un percorso privilegiato di conseguire la laurea, ricono­scendo il lavoro svolto come credito formativo”, afferma il deputato Iori. E, tra gli emen­damenti, spunta anche l’ipote­si, per chi lavora da 3 anni nei servizi o ha superato un con­corso pubblico per educatore, di “un corso intensivo di un anno svolto in ateneo per con­seguire la laurea triennale” e l’esonero per chi ha 25 anni di servizio o oltre 50 anni di età.operatore educativo

Dopo l’approvazione del DDL sugli educatori, inoltre, non esisteranno più gli attuali titoli di Educatore ed Educatore professionale, a oggi attribuiti rispettivamente a chi segue un percorso formativo pedagogi­co-culturale e a chi segue inve­ce un percorso di studi tramite la facoltà di Medicina. Oggi gli educatori classe L19 provengo­no da Scienze dell’educazione e della formazione, gli educatori classe LSNT2 provengono da Medicina. Questi titoli verran­no sostituiti da due nuovi: gli educatori con formazione in Scienze dell’educazione e della formazione verranno defini­ti “Educatori professionali”, mentre gli educatori prove­nienti da Medicina verranno definiti “Educatori professio­nali sanitari”. Milena Sante­rini, relatrice in commissione VII alla Camera per la propo­sta di legge, ha chiarito formal­mente che la legge attribuirà ai due nuovi titoli specifici am­biti di intervento: l’educatore professionale opererà in ambiti scolastici, educativi, di inte­grazione di soggetti stranieri, di “genitorialità e famiglia” e in ambito “sportivo e moto­rio”. L’educatore professionale sanitario svolgerà il proprio mestiere in servizi e presidi sanitari e socio-sanitari.

Non stanno mancando le pole­miche intorno a questo dise­gno di legge, polemiche che provengono proprio dagli stes­si educatori, i quali esprimono perplessità nella divisione che è stata riproposta e che propo­ne nuovamente una spaccatura all’interno di una professione che dovrebbe essere il frutto di un unico percorso. In que­sto modo, secondo loro, non si risolverebbero i problemi di grave confusione all’interno della professione. Pur se con ancora diverse criticità, il DDL dovrebbe essere approvato a breve, aiutando a “dare digni­tà a dei professionisti che un paese civile dovrebbe essere in grado di poter preservare”.

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