Giorno: 17 novembre 2015

DSA, Disturbi Specifici dell’Apprendimento: come affrontarli a scuola

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I DSA, o Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sono disturbi che coinvolgono alcune abilità specifiche che devono essere acquisite da bambini e da ragazzi durante l’età scolare. Questi disturbi comportano la non autosufficienza durante il percorso scolastico, provocando una difficoltà di approccio specialmente nelle azioni che riguardano la lettura, la scrittura e il calcolo. I DSA si verificano generalmente in soggetti che hanno intelligenza almeno nella norma, con caratteristiche fisiche e mentali nella norma e capacità di imparare. Tuttavia, essendo colpiti nel vivo gli “strumenti” dell’apprendimento, questo non può essere messo in pratica con le tempistiche degli altri soggetti.

Affinchè i bambini e i ragazzi affetti da questi disturbi possano affrontare serenamente e proficuamente il loro percorso scolastico, è necessario che gli si presti un costante aiuto mirato e corretto. Attualmente questi alunni hanno il diritto all’insegnante di sostegno. Hanno però anche diritto, grazie alla legge 170/10 a strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo e in generale a misure dispensative, che permettano di sostituire il carico di studio con altri tipi di prove valutative adatte alla loro situazione. I DSA più solitamente riscontrati sono:

  • Dislessia
  • Disgrafia
  • Disortografia
  • Disturbo specifico della compitazione
  • Discalculia

In uno stesso soggetto si può verificare la concomitanza di più disturbi; si ritiene che abbiano la stessa origine di tipo neuropsicologico e solitamente hanno carattere ereditario.

In che modo si può aiutare concretamente un alunno affetto da DSA? Innanzitutto occorre conoscere alcuni aspetti delle difficoltà di apprendimento. I bambini soggetti a DSA hanno problemi con la memoria a breve termine, mentre, generalmente, hanno un’eccellente memoria a lungo termine. Pensando principalmente per immagini, hanno difficoltà a memorizzare elementi in sequenza (i mesi dell’anno, i giorni della settimana, le tabelline). Non hanno una buona percezione del tempo che scorre e scambiano la destra con la sinistra, hanno molte difficoltà motorie fini (come allacciarsi le scarpe e i bottoni, tenere la penna in mano). Apprendono rapidamente attraverso l’osservazione, la dimostrazione, la sperimentazione e gli aiuti visuali. Spesso sono molto vivaci e tendono a porre l’accento su ciò che sanno fare bene per sopperire alla mancanza di ciò che invece hanno difficoltà a fare. L’insegnante deve conoscere molto non solo delle capacità reali del bambino, ma anche della psicologia che guida i suoi atteggiamenti e deve partire dal presupposto che l’alunno non è incapace di apprendere, ma  che possiede una capacità di apprendimento “disturbata”. L’obiettivo principale a cui devono mirare genitori ed insegnanti è procedere in maniera costruttiva verso il tragitto dell’autonomia. Autonomia che per un alunno con DSA è spesso raggiungibile con uno sforzo emotivo non indifferente.

Come si è già detto in precedenza, affianco ad un atteggiamento dell’insegnante che sia attivo e propositivo, la legge prevede che lo studente possa usufruire di strumenti didattici compensativi ed essere esonerato da alcuni compiti, misura che viene indicata con il termine di  “dispensativa”. Sono strategie dispensative:

  • tempi maggiori per l’esecuzione dei compiti scritti, anche durante gli esami finali
  • possibilità di effettuare le verifiche oralmente
  • carico minore di attività
  • uso dei foglietti scritti e fotocopiati per fare scrivere i compiti ai bambini invece di copiarli dalla lavagna o di scriverli sotto dettatura
  • leggere a mente e non ad alta voce
  • valutazione delle prove scritte ed orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma, non correggendo gli errori di tipo fonologico nella scrittura.

Tra gli strumenti compensativi si annoverano invece:

  • tabella delle misure e delle formule geometriche;
  • computer con programma di videoscrittura, correttore automatico, dotato di stampante o scanner;
  • calcolatrice o computer con foglio di calcolo;
  • vocabolario multimediale;
  • software didattici specifici.

Perché questi strumenti risultino efficaci è essenziale che ci sia una continua collaborazione tra la famiglia e l’insegnante, che dovrà comunicare ogni passo avanti dell’alunno, come è anche fondamentale il rapporto che lo studente con DSA crea con il resto della classe. È compito degli insegnanti favorire e promuovere una classe cooperativa ed inclusiva dedicando del tempo alla costruzione di relazioni significative e non giudicanti, alla valorizzazione dei diversi stili di apprendimento e della diversità in generale.

Per informare e aggiornare il personale docente sul delicato tema della disabilità a scuola il Centro di Formazione Minerva Sapiens propone un interessante corso dal titolo “L’inserimento scolastico degli alunni con disabilità: autismo, disabilità verbale, cognitiva e motoria. Relazione ed interazione attraverso l’uso della CAA”. Per maggiori informazioni, è possibile visitare il sito all’indirizzo www.minervasapiens.it.

 

Vaccini a scuola: chi è a favore, chi è contrario, i rischi, le polemiche e il piano di legge del Ministro Lorenzin

Portrait of young female scientist writing on clipboard with colleagues in background at laboratory

Da un po’ di giorni a questa parte si è innestata nel nostro Paese una forma di panico riguardo all’uso delle vaccinazioni. Questo delicato tema sta coinvolgendo non solo il mondo medico, ma si sta diffondendo anche tra le persone comuni soprattutto grazie all’utilizzo dei social network. Il fulcro intorno al quale si sta sviluppando il dibattito è il seguente: “I vaccini portano con sé dei rischi per la nostra salute?”. L’OMS ha definito i vaccini come la più importante scoperta medica mai effettuata dall’uomo. In poco più di un secolo dalla loro diffusione su larga scala si è potuto riscontrare come le vaccinazioni abbiano ridotto e in alcuni caso eliminato la diffusione di importanti e sottovalutate malattie, come il morbillo.

Di che cosa sono composti i vaccini? Il principio su cui si basano è semplice: attraverso la somministrazione di componenti caratteristiche di agenti patogeni, resi in precedenza innocui, si abitua il sistema immunitario a riconoscerli e a combatterli efficacemente. Quando questo “addestramento” del sistema immunitario viene effettuato su largo raggio, la sua protezione si rivela più efficace, dal momento che il sistema protettivo si moltiplica per ciò che viene definito “effetto gregge”. In sostanza, le vaccinazioni di massa, riducendo il numero di persone che vengono colpite dalla malattia, rendono nel contempo anche più difficile la propagazione dei microbi che ne sono responsabili. Per questo motivo negli ultimi giorni si sta facendo più forte la raccomandazione di vaccinare i propri figli e questo è stato il motivo razionale che ha portato le autorità sanitarie a disporre l’obbligo della vaccinazione per infezioni considerate di alto interesse pubblico. Una delle più efficaci e rilevanti è stata la vaccinazione di fine Ottocento contro il vaiolo, a cui fece seguito, nel 1939, quella contro la difterite. Il famoso pediatra Marcello Bernardi un giorno disse: “Vorrei avere una macchina del tempo per portare tutti quelli che si oppongono alle vaccinazioni in una clinica pediatrica del dopoguerra, come alla Melloni di Milano, dove io ho iniziato a lavorare: noi medici ci aggiravamo impotenti tra letti pieni di bambini ammalati di poliomielite o che morivano come mosche di difterite”.

Così come alcuni medici, anche alcuni genitori si sono fatti sentire sui social, promuovendo l’utilizzo dei vaccini. Alice Pignatti, insieme a Miriam Maurantonio, sono le ideatrici di un’interessante campagna di mobilitazione in favore delle vaccinazioni nei bambini. Lanciata da un gruppo di genitori iscritti alla pagina Facebook “Consigli da mamma a mamma”, l’iniziativa è subito diventata virale sui social network. La campagna #iovaccino è stata appoggiata anche da VaccinarSì, arrivando a coinvolgere medici e altri professionisti sanitari. Il clamore mediatico che si è generato è nato soprattutto dalle riflessioni di una madre, sorte quando sua figlia di pochi mesi si ammala di una malattia che credeva “debellata”, la pertosse.

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha affermato: “Le vaccinazioni di massa sono l’unica difesa certa contro le malattie infettive. Non farle è un atto sconsiderato e ingiustificabile”. Ed ha aggiunto: “I genitori leggono su internet informazioni terroristiche senza fondamento tipo il legame tra antimorbillo e autismo. Si lasciano condizionare da falsità”. Molto utile è il documento presentato da Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, durante la 48esima edizione del Convegno della Siti, la Società Italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica. Si tratta di un decalogo dei principi guida sulle vaccinazioni:

  1. Sicurezza–  I vaccini sono una delle tecnologie biomediche più sicure, perché vengono sperimentati e testati prima, durante e dopo la loro introduzione nella pratica clinica.
  2. Efficacia– I vaccini consentono di preservare la salute delle persone stimolando un’efficace protezione contro numerose malattie, evitando sintomi ed effetti dannosi, alcuni potenzialmente mortali.
  3. Efficienza– I vaccini sono tra le tecnologie più efficienti per il rapporto vantaggioso tra il loro costo e la loro efficacia.
  4. Organizzazione – I programmi di vaccinazione devono essere oggetto di attenta programmazione, da parte delle strutture sanitarie. Ogni individuo è tenuto a vaccinarsi in accordo alle strategie condivise a livello nazionale.
  5. Etica– Ogni operatore sanitario è eticamente obbligato ad informare, consigliare e promuovere le vaccinazioni in accordo alle più aggiornate evidenze scientifiche e alle strategie condivise a livello nazionale.
  6. Formazione continua medici –  Il personale sanitario e gli studenti in medicina e delle professioni sanitarie devono essere formati e aggiornati relativamente alla vaccinologia.
  7. Informazione–  I servizi sanitari sono ovunque chiamati a informare i cittadini e a proporre attivamente strategie vaccinali.
  8. Investimento– Alle vaccinazioni sono dedicate risorse economiche e organizzative stabili, programmate attraverso un’attenta e periodica pianificazione nazionale che identifichi le vaccinazioni prioritarie da inserire nel Piano nazionale prevenzione vaccinale che è un Livello essenziale di assistenza.
  9. Valutazione – L’impatto di un intervento vaccinale in termini di salute di una popolazione deve essere periodicamente valutato.
  10. Futuro – Deve essere favorita, con la collaborazione delle massime Istituzioni nazionali e delle società scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini.

Negli ultimi anni in Italia si è verificato un grosso calo delle vaccinazioni, scendendo addirittura sotto la soglia del 95%, soglia che assicura la migliore copertura della popolazione. Visto il rischio che questo stato di cose comporta, nel nuovo Piano promosso mediante l’accordo Stato-Regioni, è menzionata la possibilità di vietare l’entrata a scuola per i bambini a cui mancano i vaccini previsti nel calendario. Un altro riferimento è indirizzato a possibili sanzioni disciplinari nei confronti dei medici che non supportano il vaccino. La questione a questo punto sarà anche economica, visto che il piano vaccini costa circa 300 milioni di euro, comunque non pochi di fronte ad un aumento del fondo sanitario nazionale di un miliardo. Sergio Venturi, il coordinatore degli assessori alla Sanità, spiega: “E’ un piano molto ambizioso, contiene vaccini ulteriori, ci vorrà tempo per la piena applicazione. Abbiamo proposto, e il ministero è d’accordo, un tavolo di monitoraggio tra Regioni e ministero della Salute. Ora si tratta di applicare il Piano, valutando gli aspetti economici e le priorità da raggiungere”.

Obesità infantile: come prevenirla e favorire una sana alimentazione

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L’obesità infantile è uno dei problemi più rilevanti nelle società sviluppate. L’obesità può essere definita come un accumulo di tessuto adiposo in grado di aumentare consistentemente i rischi per la salute, tra cui malattie cardiovascolari, pressione alta, diabete e ipercolesterolemia; in età infantile questo è uno dei problemi più frequenti.

Come ogni patologia, l’obesità presenta dei problemi più o meno gravi che si ripercuotono sia sulla persona che sulla famiglia, e indirettamente sulla collettività. Da un punto di vista psicologico, l’obesità crea un disagio legato soprattutto all’autostima del bambino, che comincia ad assumere atteggiamenti di isolamento, modificazione del carattere e scarso impegno scolastico. Gli Stati Uniti sono uno dei luoghi al mondo ad avere il più alto numero di bambini e giovani adolescenti obesi. Qui circa il 15% dei bambini tra i 6 e i 11 anni è obeso, come lo è anche il 15,5% degli adolescenti tra i 12 e i 19 anni. L’Italia è tra i primi posti in Europa per numero di bambini obesi: si stima infatti che nel nostro paese circa il 20,9% dei bambini sia sovrappeso e che il 9,8% sia obeso. Tuttavia, dal 2008 ad oggi il numero dei bambini di 8-9 anni sovrappeso è diminuito, questo anche grazie all’incremento delle campagne di sensibilizzazione sulla buona alimentazione. Il fenomeno dell’obesità in età pediatrica è più marcato nelle regioni meridionali e in quelle centrali rispetto a quelle settentrionali.

Le cause dell’obesità sono tante e alcune differenti tra loro; alcune sono cause mediche, come il diabete infantile, ma la maggior parte sono legate ad una scorretta alimentazione e quindi attribuibili prevalentemente al comportamento dei genitori. Gli errori che generalmente commettono i genitori nella somministrazione del cibo ai figli sono vari. Il più comune, forse dovuto alla fretta o ai capricci del bambino, è la mancanza di una variazione delle pietanze presentate. Il risultato che si ottiene è che il bambino non impara a variare, si stanca di mangiare sempre le stesse cose, non mangia e si ritrova a nutrirsi fuori dai pasti in maniera disordinata e spesso di cibo spazzatura. Un altro errore abbastanza frequente che i genitori compiono è quello di lasciare che il bambino consumi bevande e cibi zuccherate in maniera disordinata, così come anche non favorire la buona abitudine della colazione nutriente al mattino. Negli ultimi anni anche l’attività sportiva ha lasciato troppo spazio alla tv che è diventata la protagonista del tempo libero dei bambini al ritorno da scuola.

Un rapporto OCSE 2010 ha rivelato come un approccio preventivo possa costituire un’ottima soluzione al problema dell’obesità: una prevenzione attiva e mirata rispetto alle singole fasce d’età potrebbe rappresentare un rimedio sia in termini di salute che in termini di costo sanitario. Quali sono i punti focali di un programma di prevenzione su larga scala?

  • È necessario correggere le abitudini quotidiane sbagliate fin da piccoli;
  • Occorre trasferire nei ragazzi i concetti di cibo sano e vita equilibrata;
  • È indispensabile diffondere l’idea che correggendo le abitudini sbagliate si permette ai ragazzi di crescere in maniera sana e consapevole.

In poche parole, occorre cominciare a cambiare la “cultura del cibo”. Ma poiché ancora risulta difficile pensare così in grande, si può cominciare ad affrontare il problema all’interno delle mura domestiche. La somministrazione di una semplice dieta al bambino, non si è rivelato un metodo sufficientemente efficace e a volte è addirittura controproducente. Occorre in questi casi cominciare un percorso comportamentale in cui il bambino non venga solo messo a dieta, ma cominci ad apprendere comportamenti finalizzati ad un corretto stile di vita, che gli consenta di perdere gradualmente peso. Attraverso una terapia di questo tipo, il bambino, oltre a dimagrire, ne trarrà benefici anche dal punto di vista psicologico in quanto, imparando ad autogestirsi, comincerà anche ad acquisire autostima.

Come si evince da una nota del ministero della Salute, risulta chiaro che “Gli stili di vita sono un determinante riconosciuto delle malattie croniche non trasmissibili ed hanno un forte impatto sulla salute. Attraverso Programmi (Guadagnare salute) e Piani nazionali (Piano Nazionale della Prevenzione) l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani, sviluppando con un approccio ‘intersettoriale’ interventi volti a modificare i comportamenti individuali non salutari e a creare condizioni ambientali che favoriscano corretti stili di vita. Sovrappeso ed obesità, in particolare per la diffusione tra i bambini, rappresentano una sfida rilevante per la sanità pubblica”.

 

Buona Scuola, è partito il programma di aggiornamento del personale docente con l’erogazione del bonus annuale di 500 euro

The audience listens to the acting in a conference hall

In questi ultimi mesi si sta molto discutendo del bonus di 500 euro che il 19 di ottobre hanno ricevuto circa 700 mila docenti di ogni ordine e grado per l’aggiornamento e l’autoformazione.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, il 22 settembre scorso hanno firmato il decreto che il Ministro Giannini ha entusiasticamente definito: “un altro impegno mantenuto”. Sempre il Ministro ha poi aggiunto: “Con la Buona Scuola la professione insegnante torna finalmente a essere valorizzata; dopo anni di mancate decisioni stiamo investendo risorse importanti e durature nel tempo: oltre ai fondi per la Carta, che ammontano complessivamente a 381 milioni all’anno, sono previsti 40 milioni l’anno, per la formazione in servizio e 200 milioni all’anno per la valorizzazione del merito. Si tratta di evidenti segnali di attenzione concreta da parte del Governo nei confronti dei docenti”. In concomitanza con questo decreto è partita anche la terza fase (o fase C) delle assunzioni dei docenti, che riguarda circa 55mila docenti destinati al “potenziamento” del sistema scolastico.

Come funziona il bonus? Ancora non sembra essere tutto proprio chiaro, soprattutto per quello che riguarda l’utilizzo di questi soldi. Ciò che viene specificato di per certo è che nel corso del 2016 ogni docente di ruolo verrà dotato di una Carta elettronica, con all’interno un ammontare di 500 €, che sarà utilizzata per l’acquisto di libri, corsi, software, hardware, ingressi a mostre, spettacoli ed eventi culturali utili per l’aggiornamento professionale. Qualora l’insegnante non dovesse spendere tutti i 500 euro in un anno, il residuo resterà nella carta, a disposizione per l’anno successivo.

I destinatari sono gli insegnanti di ruolo, i neo-assunti, ma sono rimasti esclusi i supplenti annuali: a tal proposito si è già espressa l’Anief, che ha minacciato di procedere con un ricorso perché anche questi ultimi possano usufruire di questa opportunità.

I docenti potranno spendere i soldi per l’acquisto di strumenti in grado di aggiornare la loro formazione professionale. Secondo quanto descritto nel comma 121 della legge 107, detta anche “La Buona scuola”, i 500 euro potranno essere così spesi:

  1. acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale,
  2. acquisto di hardware e software,
  3. iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca
  4. iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale,
  5. iscrizione a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale,
  6. partecipazione a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo
  7. per iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.

Al comma 126 la suddetta legge sancisce che è stato istituito un fondo di circa 24mila euro per ogni istituto scolastico, al fine di ottenere la valorizzazione del merito del personale docente. L’obiettivo del governo è quello di potenziare il merito di ogni singolo docente di ruolo, di qualsiasi ordine o grado di scuola, incluso il personale di sostegno.

Gli insegnanti che hanno visto accreditarsi sul conto il bonus in denaro dovranno dimostrare, scontrini alla mano, ed entro la fine di agosto 2016, di aver effettivamente speso questi soldi per acquistare uno di questi beni o servizi. A tal fine, dovranno presentare tutta la documentazione inerente alla spesa del bonus attraverso le ricevute degli acquisti. Ciò che non dovesse essere considerato valido o che dovesse oltrepassare la soglia massima consentita, verrà automaticamente sottratto dalla successiva emanazione del bonus.

Il governo ha stabilito che l’ammontare totale dei soldi destinati al progetto di aggiornamento, ovvero 381 milioni di euro circa, dovrà essere complessivamente speso entro l’anno.