Giorno: 26 ottobre 2015

L’aggiornamento professionale e il programma ECM – Educazione Continua in Medicina

Medical team at the hospital looking very happy

In un campo così complesso come quello della medicina, l’aggiornamento delle competenze del personale sanitario è un aspetto estremamente importante per lavorare bene nel quotidiano. Dal 2002 in Italia, come in tutti gli altri maggiori paesi del mondo, è attivo il programma di Educazione Continua in Medicina, identificato anche con la sigla di ECM. L’obiettivo di tale programma è principalmente quello di mantenere elevati i livelli di conoscenza relativi alla teoria, pratica e comunicazione in campo medico. Il programma riguarda tutto il personale sanitario, medico o non medico, dipendente o libero professionista, operante nella sanità, sia privata che pubblica. In Italia è obbligatorio che tutto il personale sanitario provveda a mantenersi nel corso del tempo sempre informato e preparato sulle novità in campo medico. Ogni professionista è autonomo nel decidere come far fronte a questo aggiornamento, cercando in linea di massima di rispondere ai bisogni del paziente, alle esigenze organizzative e operative del Servizio Sanitario e del proprio percorso professionale. Per mettere il personale nella condizione di poter aggiornarsi, è necessario che il programma ECM venga monitorato, controllato e misurabile e, nello stesso tempo, debba essere incoraggiato e promosso attivamente.

Per consentire la verifica dell’aggiornamento continuo, il programma ECM prevede l’attribuzione di un numero determinato di crediti formativi per ogni area specialistica medica e per tutte le professioni sanitarie. Tali crediti vengono attestati dal provider e hanno validità su tutto il territorio nazionale. Ogni triennio il professionista deve acquisire 150 crediti formativi attraverso la certificazione di nuove conoscenze che migliorino le abilità cliniche, pratiche e manageriali, assicurando l’efficienza nello svolgimento del proprio lavoro. Occorre che i crediti vengano acquisiti già dall’anno successivo a quello di iscrizione all’albo e i corsi di aggiornamento previsti possono essere residenziali o in modalità FAD – Formazione a distanza. Con questo tipo di formazione, l’utente non deve spostarsi da casa, le lezioni possono essere individuali o collettive, e il materiale didattico è informatico.  Sia l’acquisto del corso, sia l’accesso al materiale didattico, sia ogni eventuale comunicazione con il Tutor, sia lo svolgimento del test finale e la relativa stampa dell’attestato, possono essere comodamente gestiti da casa. I corsi residenziali, al contrario, prevedono uno o più incontri didattici in aula con un numero limitato di posti disponibili.

A chi ci si può rivolgere per conseguire crediti ECM?

Dal 1 gennaio 2008, con l’entrata in vigore della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, la gestione amministrativa del programma di ECM ed il supporto alla Commissione Nazionale per la Formazione Continua, fino ad oggi competenze del Ministero della salute, sono stati trasferiti all’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

Il fulcro dell’accreditamento è, quindi, nelle mani delle Regioni, anche se esistono dei requisiti minimi che hanno valenza su tutto il territorio nazionale. Predisposto dalla Commissione Nazionale ECM, esiste un Albo Nazionale dei Provider, che comprende tutti i provider accreditati (su base nazionale/regionale). Gli enti accreditanti sono la Commissione Nazionale per la Formazione Continua e le Regioni e Pubbliche Amministrazioni anche attraverso organismi ad hoc. Hanno responsabilità di verifica sui requisiti e le attività svolte con sopralluoghi annuali del 10% dei provider accreditati.

Da anni presente e attiva sul campo, Minerva Sapiens riserva la possibilità di seguire alcuni corsi ECM per i professionisti che vogliano tenersi aggiornarti e acquisire crediti formativi. Si può visitare il catalogo dei corsi ECM all’indirizzo:

http://www.minervasapiens.it/site/category/formazione/formazione-continua/formazione-continua-ecm/

La formazione e i compiti dell’Assistente Educativo Culturale (AEC)

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L’Assistente Educativo Culturale è quella figura professionale che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo sempre più importante all’interno delle nostre scuole, specialmente in quelle dell’obbligo. Il suo delicato ruolo è del tutto di primo piano, considerando l’assunto fondamentale che tutti i bambini e ragazzi portatori di handicap, inseriti nella scuola dell’obbligo, hanno diritto ad essere accolti a scuola in modo adeguato e a seconda dei propri bisogni specifici.

Affinchè questo possa succedere, accanto agli insegnanti curriculari, dovrebbero essere presenti le seguenti figure professionali: un insegnante di sostegno e un Assistente Educativo Culturale che insieme collaborano alla realizzazione del Piano Educativo Individualizzato per lo studente.
Di che cosa si occupa nello specifico un AEC? L’Assistente Educativo Culturale assegnato a ciascun ragazzo disabile:

  • risponde a bisogni materiali (cura della persona, assistenza durante la nutrizione, ecc.);
  • si occupa dei bisogni di tipo personale e relazionale (conoscenza dell’ambiente, bisogno di comunicazione, aiuto nei rapporti con le altre persone, prima conoscenza dello spazio, del tempo, ecc.);
  • partecipa agli incontri di programmazione dei Gruppi di Lavoro Handicap (GLH) presso la scuola;
  • opera in un’area di intervento già oggetto di specifica azione didattica da parte dei docenti (curricolari e di sostegno).

Questa figura professionale deve essere in grado di lavorare in équipe, attuare strategie di problem solving, mediare tra l’alunno disabile e gli altri compagni, individuare le migliori strategie di intervento, realizzare interventi che rimuovano quelle barriere fisiche, psicologiche e sociali che spesso impediscono al disabile di strutturare in modo equilibrato il senso della propria identità.

Per diventare un AEC dovrà svilupparsi un percorso di formazione finalizzato all’implementazione e al miglioramento delle competenze e delle conoscenze, nell’ambito dei servizi socio-educativo-culturali. La sua attività è volta allo sviluppo delle potenzialità delle persone e alla promozione di processi di prevenzione del disagio, inserimento e partecipazione sociale attraverso la progettazione e la gestione di attività di carattere educativo, culturale e di intrattenimento a diretto contatto con: bambini e adolescenti portatori di handicap.

La formazione dell’AEC deve comprendere:

  • acquisizione delle competenze necessarie alla costruzione e al supporto della famiglia e della rete formale;
  • acquisizione delle competenze necessarie alla sperimentazione di percorsi formativi, di orientamento ed accompagnamento al lavoro;
  • acquisizione di capacità per sviluppare e allineare competenze professionali specifiche atte all’erogazione di nuovi servizi all’utenza quali servizi informativi, orientativi, formativi e culturali.

Purtroppo al giorno d’oggi nelle scuole operano operatori AEC senza alcuna preparazione specifica. Pertanto l’organizzazione di questi corsi è necessaria per ottenere un miglior rendimento in questo tipo di lavoro.

La richiesta di queste figure da parte delle scuole è in continuo aumento e proprio dalle scuole vengono richieste figure specializzate. In mancanza di questa specializzazione attualmente vengono inviati psicologi, educatori e altre figure professionali che avrebbero bisogno di una formazione specifica.

La figura dell’AEC è richiesta in tutto l’ordinamento scolastico dalla scuola della prima infanzia all’università.

È sempre più necessario che il servizio AEC venga inteso come risorsa della scuola nell’attuazione del progetto educativo a favore degli alunni disabili e non, come spesso accade, come un servizio assistenziale a carattere “privato”, ospitato all’interno della scuola stessa.

Vista l’importanza del ruolo dell’AEC e soprattutto della sua formazione, Minerva Sapiens propone un corso specifico di 50 ore che prevede in aggiunta anche un tirocinio. Si può ricevere informazioni e scaricare la scheda completa del corso visitando il sito all’indirizzo
Corso AEC

La figura dell’Operatore Socio Sanitario: un’assistenza professionale riconosciuta

Senior woman eats lunch at retirement home

L’Operatore Socio Sanitario (OSS) è una figura che presta la propria professionalità in ambito sanitario e dell’assistenza sociale, aiutando le persone a soddisfare i propri bisogni primari, a favorire il loro benessere e l’autonomia. L’OSS aiuta le persone che hanno problemi sociali o di malattia, come gli anziani, i disabili, i soggetti con problemi psichiatrici e i degenti in ospedale. L’OSS assiste, alle volte per periodi molto prolungati, i suoi pazienti e le sue attività riguardano principalmente: l’assistenza diretta alla persona e l’aiuto complementare alle attività di assistenza e tutela svolte da altri operatori per il miglioramento delle condizioni di vita del paziente stesso. Per questo, l’OSS collabora attivamente con altri operatori professionali che lavorano in servizi che si occupano di assistenza sanitaria e sociale. Continua a leggere “La figura dell’Operatore Socio Sanitario: un’assistenza professionale riconosciuta”

Le novità della Cartella Clinica Online

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La cartella clinica online è una delle innovazioni in ambito sanitario che si inseriscono all’interno del più ampio campo della Telemedicina. Si definisce con questo termine l’insieme delle tecniche mediche ed informatiche che permettono di fornire servizi sanitari a distanza. In diversi paesi europei la Telemedicina è praticata ormai da molti anni, tuttavia in Italia la sua diffusione si presenta ancora come non organica. Il Comitato economico e sociale europeo ha definito la Telemedicina una sorta di “rivoluzione culturale”, in quanto la sua evoluzione procede di pari passo con lo sviluppo dei sistemi di informatica applicati alla medicina.

Il campo della Telemedicina offre una quantità importante di strumenti in grado di trovare nuove risposte a problemi tradizionali della medicina e, nello stesso tempo, consente di creare nuove interessanti opportunità del servizio sanitario tramite la collaborazione più immediata tra i vari professionisti sanitari coinvolti e i pazienti. Tra i molti aspetti innovativi che questo campo presenta, sono annoverabili:

  • l’equità dell’accesso alle informazioni sanitarie e la disponibilità di un’assistenza sanitaria anche in zone difficilmente accessibili, come le isole, i piccoli paesi di montagna e le aree rurali mal collegate con i centri urbani;
  • la migliore qualità all’assistenza, attraverso strumenti come il telemonitoraggio dei pazienti, anche ai fini de una de-ospedalizzazione precoce;
  • la maggiore efficienza ed appropriatezza nella diffusione delle informazioni al paziente.

Uno strumento che si sta rivelando assai importante è la cartella clinica online. Si tratta di una cartella digitale che permette agli operatori sanitari autorizzati di inserire, visualizzare ed integrare in tempo reale i dati relativi alla storia clinica del paziente (sintomi, diagnosi, esami, terapie farmacologiche). La cartella consente di ottimizzare tutto il flusso delle informazioni relative al paziente, di fornire assistenza, di registrare i dati in maniera coerente e ordinata, di creare degli spazi comunicativi tra medici e di esplorare dati per studi clinici osservazionali.

Con l’utilizzo della cartella clinica online diventa molto più semplice la gestione dei dati: questo strumento offre infatti la possibilità di inserire esito e note di tutte le terapie farmacologiche pianificate dall’operatore sanitario. La terapia può essere comunicata al paziente anche via sms e lo stesso può ricevere un avvertimento sulla singola somministrazione della terapia. L’agenda permette anche di gestire le prenotazioni e gli appuntamenti in modo efficiente, riducendo così i tempi e i costi di gestione, il rischio di errori e la sovrapproduzione di materiale cartaceo, le cui informazioni si rivelano di difficile reperimento qualora le si ricerchi in un secondo momento. In caso di cambiamenti e variazioni sulle date e gli orari degli appuntamenti, l’agenda consente di procedere all’invio di queste ultime direttamente al paziente, tramite sms o email.

Su questa piattaforma il paziente può interagire con uno o più specialisti senza spostarsi da casa e senza dover affrontare file agli sportelli. È logico che la comunicazione diventa in questo modo molto rapida.  La riduzione dei costi e l’abolizione degli spazi sono due tra gli aspetti più rivoluzionari di questo strumento, in Italia ancora poco diffuso. Il contenimento della spesa è reso possibile attraverso un sensibile aumento dell’efficienza delle attività sanitarie, tra cui:

  • riduzione del lavoro gestionale;
  • ottimizzazione dei tempi di ricovero;
  • razionalizzazione delle visite ospedaliere;
  • ottimizzazione delle terapie e della gestione dei farmaci.

La cartella clinica online è consultabile ovunque e il suo utilizzo è molto semplice ed immediato.

 

Il Coaching: la professione che aiuta a rafforzare la consapevolezza delle proprie potenzialità

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Il coaching in Italia è una disciplina relativamente nuova, nata negli Stati Uniti oltre cinquant’anni fa. Si tratta di una pratica finalizzata al miglioramento delle performance e al raggiungimento degli obiettivi di maggior importanza nella vita di un individuo attraverso lo sviluppo delle capacità e potenzialità personali.

Nel nostro immaginario, il termine coach è associato con la pratica sportiva e siamo soliti tradurlo con “allenamento”; in realtà, il termine ha radici più antiche e viene dal francese, coche, “carrozza”, il mezzo di trasporto su due ruote che ha consentito per la prima volta di accorciare le distanze via terra. E il coaching è proprio questo: il modo di raggiungere nei tempi più brevi alcuni obiettivi prefissati.

Il coaching è una relazione tra due parti: ci sono sempre un coach e un coachee, che può essere una singola persona, un team o un gruppo. Il fine ultimo del metodo di coaching è quello di arrivare ad un cambiamento. Il cambiamento è uno degli aspetti più difficili nella vita di una persona, in quanto subentrano sentimenti come l’ansia o la paura di far fronte a situazioni nuove; il coaching si pone proprio lo scopo di supportare il cliente durante questo complicato processo di cambiamento. Il coach perciò non può limitarsi ad impartire consigli e suggerimenti, bensì deve elaborare, monitorare e realizzare programmi ed obiettivi costruiti secondo la metodologia de coaching.

Chi sono le persone che decidono di intraprendere un percorso di coaching?

  • chi desidera individuare ed utilizzare le proprie potenzialità;
  • chi desidera raggiungere un obiettivo che si pone sotto forma di sfida;
  • chi desidera migliorare le proprie performance professionali o personali;
  • chi desidera migliorare i rapporti con le altre persone e la sua vita sociale.

Una delle prime domande che il coach sottopone al suo cliente è: “che cosa intendi realizzare nella tua vita? Quali sono i tuoi interessi e le tue passioni?”. Intorno alle risposte che verranno date il coach si comporterà come un sarto che cuce su misura sulla persona il progetto di intervento. Trovare il motivo che spinge l’individuo a cambiare è un altro degli aspetti fondamentali attorno a cui ruota l’intervento del coach.

Il rapporto che si instaura tra le due parti è paritario, il cliente viene messo in una posizione centrale (lui, non il suo problema), il coach ha un atteggiamento emotivo ed empatico, ma distaccato al punto giusto, quel tanto che basta per non creare un rapporto di dipendenza. Il cliente ha il ruolo principale nella relazione e viene sottoposto a domande attraverso un approccio proattivo ed elogiativo, domande che sono  formulate ad hoc per consentire all’individuo di focalizzarsi sempre di più sul bersaglio, convogliare lì tutte le energie e stimolare il giusto processo creativo per trovare il modo di centrarlo.

Durante ogni incontro il cliente sceglie l’argomento su cui focalizzare la seduta, mentre il coach lo ascolta attentamente, pronto a porgere prontamente un’altra domanda. L’attività di coaching è spesso accompagnata dal termine che definisce i bisogni del destinatario, per esempio: Life Coaching, Health Coaching, Relationship Coaching, Parent Coaching, Leadership Coaching, Executive Coaching e Team Coaching. Per fare un esempio, nel caso del Life Coaching, l’”allenatore” aiuta la persona a sviluppare il suo potenziale latente al fine di consentire al coachee  di vivere la propria esistenza con soddisfazione, il più possibile priva di frustrazioni e socialmente armonica.

Quando si decide di intraprendere un percorso di coaching occorre avere ben presente che si tratta di un impegno grande, bisogna essere disposti a mettersi in gioco e in più occasioni scontrarsi con la realtà dei fatti. Non è facile prendere un impegno con se stessi e lasciare il percorso a metà strada potrebbe creare un senso di fallimento che degenera in una sensazione di frustrazione. Laura Borgogni, docente di Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma, spiega che “Il rischio maggiore comunque è quello di incappare in persone non adeguatamente formate che vadano ad addentrarsi in dimensioni più vicine al counseling che al coaching senza possedere le giuste competenze”.