Mese: agosto 2015

Le opportunità di Horizon 2020 e di Erasmus+

 Group of Teenage Students at Park with Computer and Books

Proprio in questi giorni si sta molto parlando dei Programmi Horizon 2020 ed Erasmus +, i nuovi programmi dell’Unione Europea che nei prossimi sette anni gestiranno e regoleranno i finanziamenti per la ricerca, la formazione e la mobilità. L’obiettivo principale dei progetti è quello di lavorare concretamente sull’investimento attivo del denaro comunitario in termini di sviluppo.

Il Programma Horizon 2020, attivo nel lasso di tempo che va dal 1° gennaio 2014 fino al 31 dicembre 2020, ha fissato come obiettivo cardine quello di fornire a ricercatori ed innovatori gli strumenti necessari per la realizzazione dei propri progetti e delle proprie idee. Il budget stanziato per Horizon 2020 è di circa 80 miliardi di euro, disponibili nei prossimi 7 anni. Il progetto è assai ambizioso ed è articolato in modo tale da consentire all’UE di attuare consistenti strategie di crescita, sia in termini di produzione che di occupazione di risorse. Basarsi su un’economia intelligente, sostenibile ed inclusiva, sono le tre priorità che dovrebbero aiutare gli Stati dell’Unione Europea a crescere anche in termini di coesione sociale e sviluppo delle potenzialità del territorio.

Concretamente, l’UE si è data cinque obiettivi molto importanti da raggiungere nell’arco di questi sette anni:

  • occupazione;

  • innovazione;

  • istruzione;

  • inclusione sociale;

  • clima/energia.

Chi può partecipare alla richiesta di fondi? Il programma è aperto a tutti: piccole e medie imprese, università, aziende attive nel settore tecnologico, istituti di ricerca, ricercatori singoli o affiliati a soggetti pubblici o privati. Per facilitare le candidature, è stato predisposto un portale ad hoc chiamato “portale dei partecipanti” e collocato all’interno del sito ufficiale del Programma. In questo portale saranno pubblicati tutti i bandi di gara e l’ammontare delle risorse disponibili. Prima di applicare la propria candidatura, occorre avere ben chiara l’idea del proprio progetto e aver trovato uno o più partner che diano il proprio appoggio.

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Proprio perchè è un progetto così vario e di grande portata, parteciparvi non è poi semplicissimo. Sarebbe meglio conoscere e comprendere quali sono i concetti operativi che stanno alla base delle opportunità di finanziamento proposte dalla UE. Per ovviare a questo tipo di lacune, il Centro di Alta Formazione Minerva Sapiens S.rl., propone un interessante workshop intensivo di una giornata, previsto per il mese di ottobre, che si terrà presso le aule della propria sede. Attraverso il workshop di Europrogettazione, i partecipanti verranno aiutati ad acquisire gli strumenti finanziari e a conoscere i contenuti del Programma Horizon 2020, così da agevolare la compilazione della domanda al momento della partecipazione al bando europeo.

Molto interessante è anche Erasmus+, il nuovo Programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù, lo sport per il periodo 2014-2020. Questo programma riunisce al suo interno altri sette programmi comunitari esistenti nei settori dell’istruzione, della formazione e della gioventù; per la prima volta sarà fornito un supporto per lo sport. Il programma di sette anni di Erasmus+ mira a migliorare le competenze dei singoli e il settore dell’occupabilità in generale, nonché la modernizzazione e l’innovazione dell’istruzione in generale. È previsto un ingente numero di borse di studio per favorire il livello di istruzione attraverso forme di partenariato transnazionale. Per quanto riguarda il settore dello sport, si utilizzeranno gli investimenti per promuovere progetti contro il doping, le partite truccate e il razzismo e favorire la diffusione dello sport come mezzo di coesione sociale. Il programma Erasmus+ persegue i suoi obiettivi mediante i seguenti tipi di azioni:

  • Mobilità individuale ai fini dell’apprendimento;

  • Cooperazione per l’innovazione e lo scambio delle buone prassi;

  • Sostegno alle riforme della politica.

Questi programmi sono una vera e propria opportunità anche per il nostro paese, in quanto si rivelano come intrinsecamente orientati al futuro e allo sviluppo di competenze su lungo termine: conoscenze scientifiche, tecnologiche e innovative a sostegno di talenti emergenti provenienti dall’Unione Europea, dai paesi associati, nonchè dal resto del mondo.

 

L’arresto cardiorespiratorio e la rianimazione cardiopolmonare: le manovre che salvano la vita

Medical team is giving first aid to young woman

L’arresto cardiorespiratorio (ACR) è un’interruzione del funzionamento cardiaco e dell’attività respiratoria spontanei ed efficaci. Ogni anno più di 300.000 persone perdono la vita in seguito ad un arresto cardiaco. Una persona è vittima di un arresto cardio-respiratorio quando:

  • è priva di coscienza;

  • non respira spontaneamente (o ha un respiro boccheggiante);

  • non è possibile rilevare il polso all’arteria carotide;

  • presenta la cianosi, ovvero un colore bluastro della pelle.

Se un soggetto va in arresto respiratorio, in genere il cuore continua a “pompare” sangue per diversi minuti, ma il sangue che arriverà al cervello non conterrà sufficiente ossigeno per rifornire le cellule cerebrali. Questo fatto porterà gradualmente ad una progressiva alterazione del battito cardiaco, che si arresterà nel giro di 5-7 minuti circa.

Le principali cause di arresto respiratorio sono: l’ictus cerebrale, l’arresto cardiaco, l’ostruzione delle vie respiratorie, l’annegamento, il trauma cerebrale, l’overdose da farmaci o da droghe.

Per la gravità di questa condizione, l’arresto cardio-respiratorio è un’emergenza medica che supera tutte le altre, poiché, se non viene risolto prontamente, è rapidamente fatale.

In condizioni di emergenza, quindi, le tecniche di rianimazione cardiopolmonare possono rivelarsi di estrema importanza per mantenere in vita il paziente, fino all’arrivo dei soccorsi. Le tecniche di Rianimazione cardio-polmonare (RCP), quando tempestivamente e correttamente attuate, possono far regredire l’arresto cardiaco e restituire la vita al paziente. BLSD (Basic Life Support – Defibrillation) è la sigla delle manovre da compiere per intervenire in caso di arresto cardiaco. Agire con queste manovre e, se se ne ha a disposizione uno, con un defibrillatore, può rappresentare davvero il mezzo attraverso cui si salva la vita ad una persona. Tutti possono imparare come intervenire in caso di arresto cardiaco; il conseguimento del patentino per l’utilizzo del defibrillatore, la cosiddetta certificazione BLS-D, consente di imparare ad utilizzare correttamente un defibrillatore in modo tale di poter salvare la vita al paziente. Non è raro che ci possa trovare di fronte a situazioni di emergenza, ed un corso di primo soccorso può rivelarsi indispensabile quando ci si trova di fronte al pericolo. Saper mettere in atto le manovre ed i protocolli per il trattamento con il defibrillatore, saper riconoscere un arresto cardio-respiratorio, essere in grado di gestire una equipe di soccorso e acquisire la capacità di autocontrollo e gestione delle proprie emozioni, sono condizioni che possono fare la differenza, risultando, nella maggior parte dei casi, assolutamente indispensabili per salvare la vita di qualcuno.

Universo badanti: l’importanza di rivolgersi ad un assistente familiare qualificato

Senior woman with her caregiver at home

L’assistente familiare è una figura professionale che, con il passare del tempo, sta assumendo sempre più importanza nella nostra società. Si tratta di un operatore il cui compito consiste nel prestare assistenza ad una persona in tutto o in parte non autosufficiente e nel supportare la famiglia nella sua cura quotidiana. Il riconoscimento delle competenze come garanzia della qualità della prestazione dell’assistente, non ha avuto particolare rilevanza fino al momento in cui si sono aperti veri e propri spazi occupazionali che andassero a rispondere alle richieste, sempre più massicce, da parte delle famiglie. L’evoluzione terminologica a cui abbiamo assistito durante questi ultimi anni, con il passaggio linguistico dal termine “badante” a quello di “assistente familiare”, è una dimostrazione di come si è sentito sempre più forte il problema dell’affidabilità professionale di coloro che svolgono questo lavoro. Nel giro di pochi anni, nel nostro paese, si è cercato di dare vita a dei programmi di formazione professionale rivolti a chiunque volesse intraprendere la professione di assistente familiare. E sempre nel giro di poco tempo, la richiesta della certificazione della qualità del lavoratore da parte delle famiglie ha fatto sì che si definisse chiaramente nel mercato del lavoro un nuovo spazio dai confini netti, quello dell’assistenza familiare. Un importante aspetto sociale che ha contribuito alla richiesta sempre più ampia di questa figura professionale, è il progressivo invecchiamento demografico del nostro paese, che ha contribuito a far aumentare alcune criticità familiari e il conseguente bisogno di figure professionali di supporto.

Di cosa si occupa l’assistente familiare? In primo luogo, l’assistente familiare svolge mansioni pratico-operative all’interno dell’ambiente domestico: aiuta e segue la persona nelle attività giornaliere e nell’accesso ai servizi, provvedendo, nel medesimo tempo, alla gestione della casa e allo svolgimento delle mansioni domestiche. È in grado di provvedere all’acquisto di cibi e materiali per la pulizia, si occupa di svolgere piccole mansioni legate alla manutenzione della casa. Oltre a possedere queste e molte altre specifiche competenze tecniche, tra cui la gestione della casa, la preparazione e l’aiuto nella somministrazione dei pasti, le attività legate all’igiene personale e al cambio della biancheria, l’aiuto alla deambulazione e l’uso corretto degli ausili e delle attrezzature sanitarie, l’assistente deve anche essere in grado di stabilire una solida relazione di fiducia con l’utente, essere in grado di rassicurarlo nei momenti più difficili e intrattenerlo nel corso della giornata.

Proprio perchè l’assistente si occupa in toto di una persona e di tutto ciò che la circonda, è necessario che riceva una preparazione anche teorica prima di agire sul campo. Decidere di partecipare ad un corso per assistente familiare, significa acquisire quegli strumenti necessari per svolgere al meglio la professione scelta. Tra le competenze acquisite attraverso un corso ci sono:

  • elementi di igiene ambientale;

  • tecniche per la pulizia e l’igiene personale dell’assistito;

  • elementi di anatomia e fisiologia del corpo umano;

  • tipologie di utenza a diversi gradi di autosufficienza e caratteristiche di ciascuna;

  • conoscenza dei bisogni dell’assistito e della famiglia

  • conoscenza dei bisogni e delle patologie tipiche di ciascuna tipologia di utenza;

  • tecniche di somministrazione dei cibi in base alla categoria di utenza: allettata, autosufficiente, ecc.;

  • tecniche per la vestizione;

  • tecniche di preparazione dei cibi;

  • elementi di dietologia;

  • conoscenza delle caratteristiche, finalità, effetti e modi di somministrazione dei farmaci più comuni;

  • tecniche per agevolare il movimento e lo spostamento dell’assistito;

  • elementi di teoria della comunicazione e tecniche per rassicurare l’assistito, supportarlo ed ottenere la sua collaborazione; tecniche di ascolto attivo;

  • elementi di deontologia professionale.

L’acquisizione di alcuni fondamentali strumenti per la gestione corretta delle richieste di assistenza si rivela essere, quindi, un decisivo passo avanti per una efficace cura fisica e psicologica dell’utente.

Il modello Tagesmutter e i nidi a domicilio

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Il termine “Tagesmutter” proviene dalla cultura tedesca e letteralmente significa “Madre di giorno”. Nato negli anni ’60 nell’Europa del nord, il modello Tagesmutter ha cominciato negli ultimi anni a prendere piede anche nel nostro paese, radicandosi principalmente in alcune regioni del nord, dove è ormai una realtà concreta e una figura ufficialmente riconosciuta. Con questo termine si definisce una figura professionale con funzioni di assistenza all’infanzia, che svolge il suo ruolo presso il proprio domicilio che, con significati pedagogici, viene chiamato “nido famiglia”.

Si tratta di un servizio innovativo, che per certi versi costa poco alle amministrazioni comunali, e, nello stesso tempo, permette alle mamme di ricominciare a lavorare dopo la nascita di un figlio.

Ma di cosa si tratta nello specifico? La Tagesmutter è una donna, opportunamente formata, che accudisce presso la propria casa un numero di bambini (solitamente fino a cinque), aventi un’età compresa tra i 6 e i 36 mesi. Le differenze con un asilo sono sostanziali. La giornata di un bambino non si svolge in un’aula, ma tra le mura domestiche, differenza che consente di creare un distacco meno traumatico da una casa all’altra e dal genitore alla nuova assistente. Inoltre il rapporto numerico tra tagesmutter e bimbi accuditi è nettamente inferiore rispetto a quello tra un’educatrice dell’asilo nido e i suoi bambini. Le attività svolte sono mirate e la preparazione che deve possedere una tagesmutter è sicuramente ampia. Le competenze della tagesmutter spaziano dalla attività pratiche di cura del bambino, fino ad alcune nozioni di economia domestica.

Per poter diventare Tagesmutter è necessario frequentare un corso di formazione e poi la pratica attuativa, da svolgersi presso una Tagesmutter già in attività. È un’esperienza che in Italia si sta diffondendo sempre di più, a partire dal Trentino Alto Adige, regione pioniera anche a livello normativo.

I vantaggi per il bambino sono il poter godere di un’accoglienza in un ambiente familiare protetto, la presenza di una figura di riferimento stabile, l’inserimento in un piccolo gruppo che favorisce la socializzazione, un programma educativo personalizzato. Per le donne il servizio rappresenta un’opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, che consente loro di conciliare i tempi di vita e famiglia in modo flessibile e in più di ricevere un supporto pedagogico, psicologico e organizzativo costante.

 

 

L’assistente di ludoteca e babyparking

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Lo spazio ricreativo rappresenta per il bambino uno dei bisogni necessari per esprimere se stesso. La ludoteca è uno spazio dove i bambini imparano a socializzare, a condividere i giochi e a stabilire quei confini e quelle regole che saranno loro utili per vivere in società. La ludoteca è uno spazio formativo che negli ultimi anni ha assunto un’importanza sempre più grande, considerando anche il fatto che d’inverno, quando fuori piove e fa freddo, portare i bambini a giocare all’aperto risulta essere un’attività complicata. Giocare in casa va sicuramente bene, ma i bambini più piccoli, che ancora non vanno a scuola, né al nido, si trovano ad avere pochi momenti per socializzare e spesso rimangono troppo tempo tra le mura domestiche interagendo solo con gli adulti. Quando poi la televisione sostituisce l’adulto nella comunicazione con il bambino, la necessità di socializzazione diventa più impellente. Il gioco libero e l’apprendimento delle basi del processo di socializzazione sono le offerte principali che fornisce il servizio di ludoteca. Questa è un luogo riconosciuto dallo Stato e regolamentato da una vera e propria Carta dei principi delle Ludoteche.

Così come la ludoteca, anche il servizio di babyparking sta prendendo un certo piede in Italia. Si tratta di un centro di custodia oraria in cui possono essere lasciati i bambini di un’età compresa tra i 13 mesi e i 6 anni, la cui permanenza non può superare le 5 ore giornaliere. Oltre ad essere un luogo in cui i bambini vengono sorvegliati, il babyparking offre un servizio socio-educativo e ricreativo.

Vista l’importanza che stanno assumendo questi luoghi in una società in cui ormai anche le donne lavorano, la figura dell’assistente di ludoteca e di babyparking svolge un ruolo anche formativo. Si occupa di intrattenere i bambini, progetta e realizza, anche in collaborazione con altre figure professionali, iniziative finalizzate alla socializzazione e alla sviluppo delle capacità creative. Assiste il bambino durante il momento del gioco, aiutandolo a sviluppare le proprie potenzialità, stimola in modo creativo le sue capacità legate alla manualità e alla fantasia.

Le principali mansioni di un assistente dell’infanzia sono:

  • lavorare nei centri ricreativi, sia pubblici che privati e convenzionati con enti, all’interno delle scuole e nei doposcuola;

  • lavorare nei centri estivi per bambini;

  • lavorare in tutti gli spazi riservati ai bambini, ludoteche, babyparking, locali di centri commerciali e di aeroporti;

  • fare animazione di strada;

  • gestire attività associative di ragazzi.

L’assistente di ludoteca e babyparking deve, inoltre, conoscere alcuni importanti aspetti tecnici legati alla sua professione: la normativa relativa alla gestione dei servizi per l’infanzia, le tecniche di animazione e di attività ludica, le dinamiche di gruppo. Deve essere capace di lavorare in equipe, intrattenere un rapporto di collaborazione con le famiglie dei bambini, avere una conoscenza approfondita delle nozioni di psicologia dell’età evolutiva e di alimentazione, igiene e primo soccorso. Per svolgere al meglio tutte queste capacità, l’assistente deve essere adeguatamente formato.

L’importanza della tecnologia nella didattica: la Lavagna Interattiva Multimediale

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La lavagna interattiva multimediale, o LIM, è una superficie interattiva su cui si può scrivere, disegnare, allegare immagini, riprodurre video e visualizzare testi. Si tratta di una periferica hardware che si collega al computer e che, attraverso la tecnologia touch, permette di agire direttamente su un grande schermo andando a sostituire così la classica lavagna di ardesia. Sulla LIM si utilizzano apparati di puntamento, detti in gergo “penne” e, all’occasione, anche le dita. Il sistema identifica immediatamente la posizione dello stilo o del dito sulla superficie ed esegue il comando che si sta utilizzando in quel momento. Favorendo l’apprendimento principalmente visivo, la lavagna elettronica costituisce nella scuola un utile e innovativo strumento didattico, in grado di rispondere a molte esigenze della maggior parte degli studenti, compresi soprattutto quelli con “bisogni educativi speciali”, come nel caso di alunni disabili, studenti stranieri di recente immigrazione e studenti con DSA (dislessia). Inoltre, l’uso della LIM permette un apprendimento agevolato per gli studenti con problemi di vista e di udito, potendo regolare la grandezza delle immagini e il volume dell’audio. Stimola dunque vari canali percettivi, venendo incontro alle svariate esigenze degli alunni e dei loro educatori. Negli ultimi anni, specialmente in ambito pedagogico, si è dibattuto molto sulla necessità di stimolare, nella didattica, il maggior numero possibile di canali percettivi. I punti di forza della LIM consistono nella chiarezza degli stimoli, nelle dimensioni delle immagini, nella presenza di uno schermo didattico, nella possibilità di creare, spostare e gestire i documenti in maniera del tutto personalizzata. La tecnologia innovativa della lavagna interattiva permette di venire incontro alle esigenze specifiche dei suoi fruitori, cosa che prima dell’avvento della tecnologia nella didattica non era possibile. Stimolando più canali percettivi, la lavagna consente inoltre di alleggerire il lavoro dell’insegnante, riuscendo, se utilizzata correttamente, a tenere viva l’attenzione degli studenti e consentendo loro un apprendimento più rapido. Inoltre, l’utilizzo degli elementi visivi stimola:

  • le capacità dello studente di analizzare ed elaborare le informazioni;

  • le capacità di astrazione;

  • la memoria;

  • l’apprendimento cooperativo;

  • la capacità di concentrazione;

  • la motivazione e il coinvolgimento attivo.

Tuttavia, occorre ribadire che da sola la LIM non è in grado di esprimere al meglio tutte le sue potenzialità. Occorre, infatti, che l’insegnante dimostri una certa conoscenza riguardo al suo funzionamento e più l’insegnante stesso possiede familiarità e dimestichezza con lo strumento, maggiormente quest’ultimo costituirà un apporto fondamentale all’apprendimento. Un intervento formativo sui docenti si rivela dunque di grande importanza e ultimamente si sono attivati percorsi didattici in grado di fornire agli insegnanti gli strumenti necessari per un approccio completo all’utilizzo della LIM.

Giovanni Biondi, a capo del Dipartimento per la programmazione del Ministero dell’Istruzione, preposto, tra le altre cose, alla gestione e allo sviluppo dei sistemi informativi del Ministero, nel testo LIM, a scuola con la Lavagna Interattiva Multimediale, definisce quest’ultima come “un’opera di ri-mediazione” che «non si limita più a interfacciarsi con uno o più libri che ‘parlano di…’ ma acquista nuove dimensioni».

Molto positive sono le considerazioni di alcuni insegnanti interpellati sulle potenzialità della LIM. “Grazie all’uso della LIM,sono sempre più i ragazzi che lavorano in classe, costruiscono, manipolano, interagiscono sotto la mia guida attenta e presente; ho rilevato un deciso cambiamento nel loro livello di attenzione e motivazione a imparare”; e poi: “con il compasso digitale della LIM è tutto un altro mondo, l’attenzione dei ragazzi è totale e il risultato è quasi immediato”, sono solo alcuni dei commenti positivi che gli insegnanti hanno nei confronti dell’utilizzo della tecnologia durante le loro lezioni. In sostanza, “gli studenti danno prova della assoluta naturalezza con cui si relazionano e dell’immediatezza con cui metabolizzano una tecnologia nuova, mai vista prima”.